Chi sarà il nuovo presidente della Bce?
Draghi rimane in pole position, ma la stampa tedesca appare scettica
Di Simone Ricci il 24 febbraio | ore 11 : 07 AM
La successione a Jean-Claude Trichet in qualità di presidente della Banca Centrale Europea rimane un duello serrato tra Germania e Italia. Il nome di Mario Draghi è ancora in pole position, autorità e politici non solo italiani hanno espresso il loro apprezzamento nell’ipotesi di una sua investitura, ma non mancano neanche le voci contrarie in questo senso; in effetti, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto comprendere come proprio la nazionalità dell’attuale governatore della Banca d’Italia sia il principale ostacolo per ricoprire tale ruolo, dato che si affiderebbe una poltrona prestigiosa e piena di responsabilità economiche a una persona che viene da una nazione mediterranea indebitata, non un buon esempio dunque. Ma allora chi altri potrebbe accedere al ruolo principale dell’Eurotower di Francoforte?
La stampa tedesca sembra voler offuscare la stella di Draghi, ricordando persino il suo passato all’interno di Goldman Sachs, la banca americana che, per i suoi eccessi finanziari, ha rappresentato uno dei “cardini” della crisi economica del 2008, ma appaiono un po’ forzati questi collegati tra un economista di primo piano come il numero uno di Palazzo Koch e la tradizione di indisciplina fiscale del nostro paese.
L’unico serio antagonista a Draghi sembrava essere Axel Weber, l’ex presidente della banca centrale di Germania, ma il suo addio anticipato all’istituzione hanno indebolito questa figura. Intanto, lo stesso Draghi parla già come se fosse al timone della Bce: intervenuto nel corso di una lezione presso la Johns Hopkins University di Bologna, il banchiere ha sottolineato come la società non possa e non debba accettare un’altra crisi come quella attuale, un obiettivo che può essere raggiunto mediante prezzi più stabili e ancorati alle aspettative dell’inflazione, due misure solitamente stabilite proprio dalla Banca Centrale Europea.
Sempre secondo Draghi, inoltre, bisogna risalire fino alla cause primordiali della recessione, cercando di trarne gli insegnamenti più significativi: in particolare, sono più che urgenti delle riforme strutturali e dei coordinamenti a livello di politiche economiche, un incoraggiamento serio e convinto come forse sarebbe stato in grado di farlo solo Trichet.
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