Chi minaccia Bersani e l’esistenza del PD?

Di Francesco Nicodemo il 19 dicembre | ore 17 : 28 PM


L’intervista di Dario Franceschini, pubblicata su La Stampa, e l’articolo di ieri del Corriere sul ritorno di Veltroni (ma perché dove era andato?) puntano allo stesso obiettivo, destabilizzare la premiership di Bersani e costruire un nuovo aggregato (se non soggetto) politico. Le considerazioni sono simili: la foto di Vasto non ha più alcun valore, il governo Monti ricostruirà gli schemi della politica italiania, la nuova legge elettorale deve chiudere definitivamente la storia del bipolarismo in Italia.

Quello che è sottaciuto, ma diventa sempre più evidente è il fatto che l’esistenza del PD sia messa in discussione in questi ragionamenti, non solo Bersani, il quale ha la responsabilità di non aver avuto il coraggio di guardare oltre il tema delle alleanze e della coalizione vincente come se fosse un mero conto matematico. L’idea di Veltroni è questa, guardare con un certo interesse a Enrico Letta. Il vicesegretario ha dalla sua molte carte: è giovane, è un moderato a cui la foto di Vasto non è mai piaciuta, ed è già stato al governo. Potrebbe essere lui il candidato ideale per la premiership del centrosinistra nel segno del Pd riformista e non socialista d’ antan. Insomma di quel Partito democratico che Veltroni aveva immaginato nel 2008, quando lo ha messo al mondo. Un PD che svolterebbe al centro con un’alleanza politica forte con il Terzo Polo per tagliare la sinistra della coalizione. Un’ipotesi che spaccherebbe il PD, che già sta subendo il pressing elettorale di IDV e SEL. In questo senso la conversione di Franceschini al proporzionale tedesco non stupisce nessuno. Certo, dovrebbe spiegarci come il proporzionale consenta di far vivere ugualmente il bipolarismo, e quindi il PD stesso che ha nella radice maggioritaria la sua fondazione. E comunque Franceschini dovrebbe almeno porsi il problema di dire al popolo del PD che ha raccolto centinaia di migliaia di firme per abrogare il Porcellum e fare ritorno al Mattarellum, che non avevamo capito proprio nulla.

In queste condizioni, con la leadership di Bersani sempre più debole, con il PD tirato al centro e a sinistra, la stagione congressuale diventa sempre più inevitabile, e a questo punto anche necessaria per disinnescare un dibattito pubblico i cui attori sono gli stessi che hanno perso per vent’anni contro Berlusconi e che adesso si ripropongono come alfieri dell’era montiana. Quando sarebbe più opportuno che cedessero la mano. Per manifeste incompetenze.

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