Chi è Henry Kissinger?
Di Paolo Gallazzi il 19 settembre | ore 07 : 01 AM
Il primo ottobre verrà trasmessa sulla piattaforma Sky l’intervista esclusiva, realizzata da National Geographic, di uno dei personaggi più affascinanti e controversi della scena politica internazionale del XX secolo. Sostenitore della Realpolitik, ed osteggiato per questo sia dalla destra anti-comunista che dalla sinistra pacifista, Kissinger assunse un ruolo fondamentale nella politica estera tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta. Promotore della politica della distensione con l’Unione Sovietica e premio Nobel per la pace nel 1973 grazie ai negoziati di Parigi per porre fine alla guerra del Viet Nam, fu anche accusato di essere il mandante dell’omicidio del generale René Schneider e di complicità nell’“Operazione Condor” promossa dalla Cia per tutelare i governi anti-comunisti in America Latina e reprimere le opposizioni filo-socialiste, oltre che resposabile dei bombardamenti su Laos e Cambogia e di aver chiuso tutti e due gli occhi sulle stragi pakistane nel Bengala ed indonesiane a Timor Est. Ma chi è davvero Henry Kissinger? Tra segreti e rivelazioni ecco come lui stesso si racconta.
GLI INIZI – Forse non molti sanno che il più famoso Segretario di Stato americano non è nato negli Stati Uniti. Henry Kissinger è un tedesco di origine ebraica, costretto ad abbandonare, quindicenne, la Germania con l’inizio delle persecuzioni antisemite ed ha riparare in America con tutta la famiglia. Grazie al bilinguismo (l’accento tedesco è evidente ancora nonostate settantatre dei suoi ottantotto anni vissuti negli Stati Uniti) il giovane Henry venne reclutato dal controspionaggio dell’esercito come traduttore. Incarico che lo porterà nella Germania occupata facendogli scoprire, nel campo di concentramento di Ahlem, gli orrori dell’olocausto.
I PRIMI SCRITTI – Ma Henry Kissinger vuole raccontarsi partendo dalla sua tesi di laurea, dal titolo: “Peace, Legitimacy and the Equilibrium (A Study of the Statesmanship of Castelreagh and Metternich)”, ottenuta alla prestigiosa Harvard University nel 1954 e che fu il trampolino di lancio, secondo lo stesso Kissinger, verso il libro, uscito tre anni più tardi con il titolo “Nuclear Weapons and Foreign Policy” che lo consacrò scrittore di fama.
CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA NAZIONALE – Ma la carriera politica iniziò nel 1968 quando il neoeletto presidente Richard Nixon lo invitò ad un colloquio privato all’Hotel Pierre di New York, quartier generale dei repubblicani prima della transizione dei poteri al nuovo presidente. “Nixon mi parlò per circa due ore della situazione internazionale, era chiaro che voleva qualcosa ma non sapevo cosa”. Lo scoprì una settimana più tardi, nel momento in cui John Mitchell, uno dei consiglieri di Nixon, gli chiese se fosse disponibile per assumere l’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale. L’avventura politica di Henry Kissinger era al via.
NIXON – Il rapporto con Nixon si dimostrò subito difficile. “Spesso ho pensato che Nixon avrebbe avuto bisogno di Shakespeare per farsi comprendere, perché c’erano tanti differenti Nixon”. Schivo, introverso e diffidente fino alla paranoia non aveva praticamente amici, ma Kissinger non mirava certo a rimanere nell’ombra. Per poter in qualche modo esercitare una certa influenza sul presidente Kissinger avrebbe dovuto superare la corazza che Nixon si era costruito. Lo fece con la tenace insistenza di chi vuole emergere: “Lo chiamavo dieci volte al giorno e lo vedevo ogni volta che potevo”.
IL CONTESTO INTERNAZIONALE – Nel 1969 come National Security Advisor (Consigliere per la Sicurezza Nazionale) la situazione internazionale è sorprendentemente complicata. “Le relazioni con la Cina erano inesistenti, quelle con l’Urss congelate e i sovietici stavano costruendo una base di sottomarini a Cuba”, come se non bastasse la guerra del Viet Nam stava vivento il proprio culmine e le contestazioni, sul territorio nazionale, si stavano facendo sempre più violente.
“C’era un problema comunista nel mondo, non era l’immaginazione paranoide di un presidente, eravamo impegnati in una lotta ideologica perché l’Urss era un sistema di valori incompatibile col nostro. Era una lotta di potere con l’Urss. Avevano le truppe in Egitto e rifornivano militarmente il Vietnam. Non potevamo consentire il dominio sovietico sul mondo”. Il clima che si respirava alla Casa Bianca in quei giorni è certamente difficile da comprendere oggi, la corsa agli armamenti era una realtà ineluttabile e le previsioni fornivano un quadro preoccupante: con ogni probabilità i sovietici sarebbero riusciti a produrre testate missilistiche in numero superiore. Un attacco nucleare poteva essere deciso in qualunque giorno, “qualcosa che avrebbe significato non vincere una guerra ma creare un mondo nuovo”.
IL VIET NAM – Ma è in Viet Nam che la Guerra Fredda assume la forma di una guerra convenzionale ed è questo il primo problema che Kissinger si trova costretto ad affrontare. “La guerra in Viet Nam non andava bene perché Lyndon Johnson aveva impegnato 500 mila soldati, e 30 mila erano già morti, senza avere una definizione di vittoria” ed era evidente quindi che “la strategia di infliggergli più dolore possibile per farli negoziare, perché la loro capacità di resistenza era stata sottovalutata”. Per questo “decidemmo di ritirare le truppe garantendo al tempo stesso la sicurezza dell’alleato Viet Nam del Sud”, ma la situazione era resa difficile dal fatto che il governo di Hanoi chiedeva una resa incondizionata, inaccettabile per gli Stati Uniti. Così “nell’agosto 1969 iniziammo a incontrare i nordvietnamiti, in segreto, a Parigi”.
Kissinger racconta di come fosse “arrivato alla conclusione che con le armi non potevamo vincere, ero a favore dei negoziati”. Trattative che si conclusero il 15 gennaio 1973, con il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco. A Kissinger ed a Le Duc Tho, il suo interlocutore vietnamita, venne assegnato il Nobel per la Pace, ma il protrarsi del conflitto spinse i due a rifiutare di ritirare il premio. I detrattori di Henry Kissinger, diventato allora Segretario di Stato (negli Stati Uniti figura politica equivalente al ministro degli Esteri), si dimostrano molto scettici riguardo l’attribuzione di tale premio. Kissinger è stato infatti accusato di aver fatto fallire i primi negoziati di pace (quelli di Lyndon Johnson) e protratto la guerra per favorire l’ascesa politica di Nixon. Inoltre sarebbe stato proprio Henry Kissinger il pianificatore dei bombardamenti di Laos e Cambogia, che provocarono quasi un milione di vittime, ed avrebbe coperto il genocidio in Bengala compiuto dall’esercito pakistano, per evitare una rottura con il Pakistan che allora svolgeva il ruolo di intermediario tra Stati Uniti e Cina. Oriana Fallaci, che nel novembre del 1972 riuscì ad intervistarlo, così commento l’assegnazione del prestigioso premio al potente uomo di Stato americano: “A Stoccolma, gli dettero perfino il premio Nobel per la Pace. Povero Nobel. Povera Pace.”
LA CINA – La guerra nucleare pendeva sempre come una spada di Damocle. Era l’incubo di Kissinger, si decise allora che l’unica soluzione possibile per garantire un futuro alla Nazione sarebbe stata la ricerca della pace con l’Unione Sovietica. “Mosca e Pechino erano più nemiche che alleate, la nostra strategia fu di includere la Cina negli affari internazionali, farla uscire dall’isolamento, per dare a Mosca altre cose a cui pensare”. Funzionò e l’America aprì alla Cina “sulla base dell’interesse nazionale”.
Nel 1971 Henry Kissinger compie due viaggi segreti in Cina, “tenendo lontano non solo la stampa ma anche il Dipartimento di Stato di cui Nixon non si fidava”, per preparare il terreno al viaggio del presidente nel 1972, quando vennero ufficialmente avviate le trattative sulla normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese. “Da Mao emanava potere, aveva un certo senso dello humour, in qualche maniera minaccioso. Mi disse che negoziare con lui sarebbe stato facile per me perché ogni sua concessione sarebbe durata per mille anni”.
IL CILE – L’ingerenza nelle transazioni politiche di governi ostili agli Stati Uniti era, nei primi anni settanta, un fenomeno accettato e ritenuto vitale per la sicurezza nazionale da una larga maggioranza dell’opinione pubblica. Nel 1973 in Cile Augusto Pinoichet mise in atto un colpo di stato contro il presidente socialista Salvador Allende. Gli Stati Uniti garantirono l’appoggio militare al golpista cileno formendo supporto aereo. “Nel settembre 1970 – racconta Kissinger – Salvador Allende faceva campagna presidenziale in Cile, era estremamente legato all’Urss e a Cuba, eravamo preoccupati. Era alla sinistra dei comunisti. Ci dissero che avrebbe vinto le elezioni, così Nixon ordinò alla Cia di fare qualcosa, il piano fallì e Allende fu eletto. Nixon era inferocito. Non facemmo nulla per rovesciarlo ma finanziammo partiti e giornali che aveva soppresso”. L’allora Segretario di Stato nega qualunque altro tipo di coinvolgimento: “Noi non c’entrammo nulla, come ogni indagine ha dimostrato”. Però nel 2001 vengono formalizzate precise accuse contro Kissinger, come quella di essere il mandante dell’omicidio del generale René Schneider, comandante in capo dell’esercito cileno durante le elezioni presidenzilai del 1970.
YOM KIPPUR – Nel 1973, nonostate la situazione lo avesse in un primo tempo colto di sorpresa perché “troppo preso da Watergate, Russia e Cina”, Kissinger fu il negoziatore della fine della guerra dell Yom Kippur, tra Israele e la coalizione sirio-egiziana. Israele, dopo l’aggressione iniziale, aveva conquistato ampie fasce di territorio, sia in Egitto (tutto il Sinai) che in Siria. Kissinger riesce a far arretrare Israele entro i confini pre-bellici in cambio di un imponente ponte aereo, gettendo il questo modo le basi di un riavvicimaneto tra Stati Uniti ed Egitto, che poi portò agli accordi di Camp David del 1978 ed alla pace tra Israele ed Egitto nel 1979 (tuttora in vigore).
AFRICA – Nell’Africa post coloniale, dilaniata dalle lotte interne per la conquista del potere dopo la dissoluzione delle ultime vestigia degli imperi coloniali, Kissinger svolse un ruolo fondamentale sostenendo le forze anti-comuniste in Angola ed in Mozambico (un tempo domini portighesi), ma sostenne anche la dissoluzione del regime bianco (simile a quello sudafricano prima di Nelson Mandela) nell’allora Rhodesia (oggi Zimbabwe).
TIMOR EST – Un’episodio oscuro, mai chiarito completamente, getta una pesante ombra sulla reputazione di Kissinger. Il 7 dicembre 1975 il presidente Gerard Ford, succeduto a Nixon dopo lo scandalo Watergate, e lo stesso Segratario di Stato, intoccato dallo scandalo, intrapresero un viaggio in Indonesia allo scopo di incontrare il dittatore Haji Mohammad Suharto e non fu certamente un caso se il giorno successivo le forze armate indonesiane ivasero l’isola indipendente di Timor Est, a maggioranza cattolica, e reprimendo con violenza i moti indipendentisti fino al 1999, quando una missione delle Nazioni Unite pose fine ai massacri e permise all’isola di rivendicare la propria indipendenza. Alcuni documenti proverebbero non solo che il presidente Ford ed il Segretario di Stato Kissinger fossero a conoscenza delle intenzioni di Suharto, ma che addirittura avessero approvato l’operazione, equipaggiando i militari indonesiani e fornendo addestaremento agli ufficiali.
L’UNIONE SOVIETICA – Tuttavia il problema principale del “mondo libero”, ed il grande cruccio di Kissinger, fu sempre l’Unione Sovietica. Prioritaria era “la necessità di ridurre la minaccia della distruzione nucleare: per questo credevo nel dialogo con i sovietici”. Come Segretario di Stato fu il più importante sostenitore della Détente (la politica della distensione). La migliore occasione venne quando Breznev tese per primo la mano agli americani. “Sentiva di perdere il controllo sul massiccio riarmo ordinato”, racconta Kissinger, e per questo motivo aveva intuito la necessità di attuare un ridimensionamento bilaterale delle armi nucleari. Ma per questo aveva bisogno della collaborazione degli Stati Uniti, ben disposti, dal canto loro, a fornirla. Tanto che Kissinger ricorda gli accordi sul disarmo “come uno dei rari momenti di sollievo”.
UN UOMO CONTROVERSO MA STRAORDINARIO – “Ho dedicato gran parte della vita a creare un mondo più pacifico, a evitare una guerra catastrofica e ad aiutare l’America a essere stabile”, con e ultime parole dell’intervista l’uomo politico sembra voler difendere e giustificare l’operato e le decisioni prese in un periodo storico certamente complesso ed ancora difficile da capire. La ricerca del potere, da lui stesso definito “l’afrodisiaco universale”, di sicuro è stato il filo conduttore della carriera di un uomo, senza ombra di dubbio straordinario, che da straniero è riuscito a scalare i vertici della società fino a divenire, per quasi un decennio, uno degli uomini più influenti non solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero, fino ad arrivare a stringere nelle proprie mani il destino di intere Nazioni.
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