Censurare internet? Fortunatamente impossibile
La dura repressione in atto in Iran nei confronti dei rappresentanti dell’opposizione e dei loro seguaci, da modo di sottolineare come, nonostante una forte censura e l’utilizzo negativo di strumenti di coercizione di diverso tipo, la rete rimanga, anche se molto limitata, un mezzo per bypassare qualsiasi tipo di impedimento telematico.
I dissidenti iraniani, nonostante la scarsissima, se non inesistente copertura mediatica degli scontri di piazza, sono riusciti infatti ad inviare all’esterno, in occidente, prove di ciò che sta avvenendo nel paese. Lo hanno fatto personalmente inviando immagini con i proprio cellulare. E quando anche la rete degli sms è stata disabilitata, i giovani, vero fulcro di questa “tacita” rivoluzione in atto, hanno iniziato ad utilizzare Twitter, social network dalla struttura ramificata molto semplice, ancora in grado di non essere censurato dal governo di Teheran.
L’esempio dell’Iran è il più calzante perché più recente e definito, ma la morale di fondo è comune a tutti i tipi di censura applicati attualmente nel mondo: le notizie, in un modo o nell’altro, trovano sempre una via di uscita: perché è necessità dell’uomo informare ed essere informato. E’ di vitale importanza documentare un evento, qualsiasi sia la sua portata per far sì che non venga dimenticato. E la rete con la sua struttura, la sua tipologia di espansione, è l’unico mezzo in grado di presentare falle, o per lo meno di rendersi disponibile al “sabotaggio”. Nessun software è infatti perfetto, ed un qualsiasi bug di sistema ne facilita la violazione.
Ad ogni regime si contrappongono dei dissidenti, e la maggior parte di questi ultimi ha solo la rete come mezzo di denuncia e comunicazione con l’esterno. Basti pensare al Myanmar, lo Yemen, il Nepal e tutti quei paesi nei quali la libertà di stampa e d’espressione è estremamente limitata. Internet è la chiave di tutto. E nessuno, fortunatamente, è stato in grado finora di limitarlo del tutto.
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