Cassazione: espellere clandestini anche se hanno figli a scuola
Di Valentina Cervelli il 12 marzo | ore 07 : 55 AM
Gli immigrati clandestini dovranno essere rimpatriati anche se un loro figlio frequenta la scuola italiana. Un inversione di rotta della Corte di Cassazione, avvenuta ieri attraverso la sentenza 5856, che ha lasciato di sé un corposo strascico di polemiche.
Un “indietro tutta” rispetto la sentenza 823 dello scorso gennaio nella quale la Suprema Corte stabiliva l’esatto opposto, ovvero il diritto del figlio dell’immigrato, anche se irregolare, a ricevere un istruzione ed a risiedere in Italia. Secondo le nuove disposizioni, solo “gravi motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore” possono consentire al genitore irregolare di rimanergli accanto. E’ la scuola è una eventualità che non rientra in questa lista, essendo una semplice “esigenza ordinaria collegata al normale processo educativo”.
Il generale “interesse della tutela delle frontiere, che si esprime nelle esigenze di ordine pubblico che convalidano il decreto di espulsione”, recita la sentenza, non deve dare spazio e cedere davanti alla tutela di “situazioni caratterizzate da essenziale normalità e tendenziale stabilità, in quanto collegate al normale processo formativo del minore”, altrimenti si correrebbe il rischio, spiega la Suprema Corte di “legittimare l’inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l’infanzia”.
La Cassazione era stata chiamata a decidere sulla presenta di un padre albanese irregolare di Busto Arsizio, sposato con una connazionale regolare e due figli ben inseriti nella società italiana. Ora l’uomo sarà costretto a tornare in Albania senza la famiglia.
Forte preoccupazione per la sentenza è stato espresso dall’Alto commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay che, nonostante le rassicurazioni del Ministro Frattini nel corso della sua visita in Italia, ha fatto sapere che seguirà l’evolversi della situazione con interesse.
Ancor più duro Raffaele Salinari, il presidente dell’Associazione “Terres des Hommes” che parla di “un vistoso passo indietro nel senso civile e nella coerenza fra politica interna e rispetto delle Convenzioni Internazionali sulla tutela dei minori, di cui l’Italia è firmataria. Inoltre”, ha spiegato, “ con l’ allontanamento, si rende ancora più fragile il minore straniero, che diventa ancora più esposto alla criminalità organizzata, al lavoro nero, alla prostituzione”.
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