Caso Cucchi: disidratazione la causa del decesso
Riconosciute le percosse, non ritenute però causa primaria della morte del giovane
Di Valentina Cervelli il 18 marzo | ore 09 : 16 AM
La causa diretta della morte di Stefano Cucchi, il ragazzo presumibilmente sottoposto a percosse e morto lo scorso 22 ottobre presso il nosocomio “Sandro Pertini” di Roma dopo una settimana di agonia, è stata la disidratazione. Questo stato di forte e protratto malessere ha portato ad un’eccessiva perdita di peso che avrebbe contribuito alla sua morte.
Questo è quanto è emerso dalla relazione presentata dalla Commissione di Inchiesta costituitasi per giudicare l’efficacia del servizio sanitario nazionale nel caso specifico del ragazzo. Presentata dapprima dal presidente del Senato Renato Schifani, la relazione medica passerà ora nelle mani della Procura che ne disporrà per le indagini sulla morte del ragazzo.
Secondo i medici che hanno stilato la relazione si era instaurata in Stefano “una sindrome metabolica iperosmolare di natura prerenale, dovuta ad una grave condizione di disidratazione”, dovuta principalmente “ad uno squilibrio metabolico e soprattutto idro-elettrolitico conseguente alla mancata assunzione di cibo e di liquidi in modo regolare e sufficiente”. La commissione ha escluso “senza incertezza” che la morte del ragazzo possa essere collegata alle conseguenze dei traumi evidentemente subiti dal giovane.
“Sulla vicenda di Stefano Cucchi, ci sono state responsabilità dei medici, nostro compito è quello di individuarle e di invocare una piena, puntuale e completa attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 2008 che indica con chiarezza che chi si trova in stato di detenzione ha gli stessi diritti alla salute di chi non si trova in quelle condizioni”. Commenta così, al termine della presentazione della relazione il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza del Sistema sanitario nazionale Ignazio Marino, che aggiunge come in questo caso abbia “prevalso la questione degli aspetti cautelativi rispetto a quelli sanitari. Ed aggiunge: “Ci sono evidenze che il decesso di Stefano Cucchi sia avvenuto qualche ora prima del tentativo di rianimazione, ma non credo”, ha sottolineato ancora Marino, “ che l’intento dei medici sia stato quello di falsificare le cartelle”.
“Sono molto soddisfatta perché la relazione parla chiaro: Stefano è stato vittima di un vero pestaggio”.Commenta così la notizia Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. “ Ora spero che sia riconosciuta la preterintenzionalità delle guardie carcerarie e che la Procura tenga conto di questa relazione”.
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