Caos liste: via libera al decreto intepretativo dal Colle

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha apposto la firma sul decreto poco prima della mezzanotte

Di Valentina Cervelli il 6 marzo | ore 06 : 33 AM


E’ stato varato ieri sera, dal Consiglio dei Ministri, il decreto “salva liste”. Un dl interpretativo che di fatto da modo al Tar di riammettere la lista del Pdl nel Lazio e quella di Roberto Formigoni in Lombardia senza forzare nessuno scenario.

Il capo dello stato ha firmato il decreto in tarda serata ed oggi sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. “Sono soddisfatto per la collaborazione tra le istituzioni al fine di garantire a tutti il diritto di voto”. Così Silvio Berlusconi ha sciolto il Cdm nella serata di ieri. Una corsa contro il tempo nel corso della quale, al massimo delle sue possibilità nello stretto corridoio che il capo dello Stato Giorgio Napolitano aveva indicato come condizione per un eventuale firma su un possibile decreto.

La firma è arrivata poco prima della mezzanotte, dopo una giornata densa di contatti tra il Quirinale e Palazzo Chigi e la posizione di alcune “barriere” da non superare nella stesura del decreto, il quale è stato più volte modificato fino a raggiungere la sua forma definitiva dopo le 21 nel corso del Cdm.

Il decreto, ha spiegato il ministro dell’Interno Maroni, non apporta nessuna “modifica di norme di legge. Il governo”, ha sottolineato, “si è limitato a dire quale è l’interpretazione da dare alle norme vigenti” per ottenere che “gli organi della giustizia amministrativa possano decidere serenamente se accettare o no i ricorsi”.

E se nel Governo prevale la soddisfazione per essere riusciti a creare le condizioni necessarie ad una consueta tornata elettorale, nell’opposizione è rivolta. Pd e Idv mantengono una linea dura di contrasto rispetto al decreto, lamentando in maniera sentita l’attuazione di un decreto che secondo loro di fatto mette a dura prova la democrazia del paese e colpendo tutte quelle persone che “si comportano per bene” e pagano per i propri errori burocratici, anche se il primo, prima di lanciarsi in considerazioni sul merito attende di poter analizzare bene il testo del “decreto interpretativo”. Nel pomeriggio di ieri, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini aveva lanciato una mini provocazione rispondendo alla stampa che lo interrogava sul Cdm previsto per la serata, auspicando che non si riunisse per il decreto relativo alle elezioni ma per discutere dei problemi del paese.

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