Campagna choc antiobesità infantile. Polemiche in USA

Per contrastare il fenomeno dell’obesità infantile tappezzano Atlanta di cartelloni che inneggerebbero al bullismo. In rivolta genitori e blogger

Di Andrea Cinalli il 16 febbraio | ore 08 : 17 AM


Spazzolarsi hamburger a volontà, ingollare dolciumi ipercalorici, innaffiare il tutto con gustose bevande gassate e poi stravaccarsi in poltrona, perché assecondata cotanta voracità urge riposo, vuoi anche solo per le mascelle affaticate. Di praticare attività fisica neanche a parlarne. Alternare cibi saturi di grassi a verdure ricche di proteine rimane una vaga e remota aspirazione.

Il risultato è presto detto: pance debordanti dai calzoni, colli taurini e braccia e gambe deturpate dal grasso, che – inutile dirlo – incidono negativamente sull’efficienza dell’apparato cardio-circolatorio. Un fenomeno tutto italiano? Macché, le buone forchette del Bel Paese hanno poco da temere. Almeno al confronto cogli USA.

Quello dell’obesità infantile è infatti un grattacapo che attanaglia gli States più di tutti i paesi europei: campagne di sensibilizzazione, stoicamente condotte da esperti del settore, non sono state in grado di intaccare la superficialità degli americani sull’argomento. Sondaggi eseguiti dal Children’s Healthcare of Atlanta Pediatric Hospital farebbero emergere come il 75% dei genitori del solo stato della Georgia se ne infischi.

I medici della struttura ospedaliera, che proprio non ci tengono a piazzarsi “nella Top Ten” degli stati a maggior densità di grassottelli (come chiosa Mark Wulkan, il capo chirurgo) sono subito corsi ai ripari intraprendendo un’ulteriore campagna, “Strong4Life”. Stavolta un tantino più aggressiva: a corredare le immagini di giovani faccioni pingui che costellano la città, vi sono frasi che hanno lasciato sgomenti ragazzini e genitori.

“Ha gli occhi del padre, il suo sorriso e probabilmente anche il suo diabete.” “Chubby non è carino se ha il diabete di tipo 2.” “Ossa grandi non mi hanno reso così, gli spuntini lo hanno fatto.” “È difficile essere una ragazzina piccola, se non lo sei.”

Parole forti che, come ritiene Alan Guttmacher, dirigente del National Institutes of Health, potrebbero non fare breccia nelle menti dei più giovani. Non nel modo sperato: la campagna – lamentano i genitori indignati – potrebbe essere recepita come istigazione al maltrattamento dei ragazzi in carne.

È scattata sul piede di guerra la blogger Ragan Chastain, autrice del sito Dancewithfat.wordpress.com, che ha aizzato i genitori con una contro-campagna, “Support All Kids Billboard project”, attraverso la quale avrebbe già raggranellato 20.000 dollari. Modica sommetta con cui intende veicolare un messaggio preciso: “Tutti i ragazzi devono essere apprezzati e rispettati per quello che fisicamente sono.” Messaggio che già da marzo – si augura – attraverso cartelloni pubblicitari sarà davanti agli occhi di tutti i concittadini.

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