Vucinic è il nuovo Re di Roma
I giallorossi conservano il primato. Il Milan saluta lo Scudetto?
Di Nando Di Giovanni il 19 aprile | ore 23 : 43 PM
Siamo al passaggio di consegne? Dopo il derby capitolino qualcuno lo pensa davvero. Sembra spirare una nuova aria sulla sponda giallorossa del Tevere ed i fedeli della ‟Lupa” paiono adattarsi felicemente alla ventata di novità con la quale il tecnico Ranieri sta alimentando un sogno riposto nel cassetto dal 2001. Nel giorno della stracittadina più importante degli ultimi anni, il tecnico romano si rende protagonista di una scelta coraggiosa: sotto di una rete all’intervallo, vengono lasciati negli spogliatoi Totti e De Rossi, simboli della Roma e della ‟romanità” per far spazio a Taddei e Menez, dirottando Vucinic sulla fascia sinistra. Il montenegrino veste i panni del suo capitano, caricandosi sulle spalle l’intera squadra e trascinandola alla vittoria finale. Ed il gioco è fatto. Scacco matto.
Certo, una grande mano all’ex allenatore di Cagliari, Napoli, Fiorentina, Valencia, Chelsea e Juventus l’ha data Floccari, sparacchiando su Julio Sergio il rigore comminato da Tagliavento dopo neanche cento secondi dall’inizio della seconda frazione. Se l’attaccante calabrese avesse insaccato il pallone in rete, forse staremmo parlando di harakiri giallorosso, ma l’evoluzione dei fatti ed un Vucinic incontenibile consegnano nelle mani del trainer romanista gli onori di un successo tanto inseguito quanto meritato. La Lazio è stata schiantata dopo un primo tempo sugli scudi: bella come non la si era mai vista sino ad ora, la squadra di Reja si è sciolta nella seconda frazione come neve al sole. Il contemporaneo successo dell’Atalanta sulla Fiorentina avvicina pericolosamente i biancocelesti alla zona calda della classifica.
Dura solamente un giorno il ritorno in cima alla classifica dell’Inter di Mourinho che, archiviato il sofferto 2-0 sulla Juventus, si prepara alla sfida di Champions League con il Barcellona. Il tecnico portoghese, costretto al tour de force dai numerosi e ravvicinati impegni, tiene alta l’attenzione dei suoi giocatori, replicando con le parole, oltreché con i fatti, a chi lo pungola circa le reali possibilità dei nerazzurri di arrivare in fondo alle tre competizioni nelle quali il ‟Biscione” è ancora in lizza. E martedì sera si scriverà un pezzo di storia, cercando di porre le basi per inseguire un posto in quella finale che manca dal lontano 1972, quando l’Ajax di Cruijff s’impose per 2-0 nel match disputato a Rotterdam. La squadra di Zac, invece, raccoglie l’ennesima delusione stagionale: emblematica è l’immagine di Chiellini che, uscendo dal campo, prende a pugni un cartellone pubblicitario. La ‟Vecchia Signora” rischia di vedersi incredibilmente relegata ai margini del calcio che conta.
Il Milan, rientrato (o forse no?) l’affaire-Leonardo che ha movimentato la settimana dei rossoneri, dice praticamente addio ai sogni-scudetto dopo la sconfitta rimediata con la Sampdoria a ‟Marassi”. La rimonta subita per mano di Cassano e Pazzini, le cui reti hanno reso vano l’iniziale vantaggio di Borriello, palesano ancora una volta le croniche difficoltà dei rossoneri di far risultato proprio quando le circostanze lo vorrebbero: l’espulsione di Bonera nel periodo cruciale del match è la testimonianza di una certa inquietudine del ‟Diavolo”. Parallelamente, il sogno del tecnico Del Neri di consegnare alla Genova blucerchiata il sogno chiamato Champions League prende ulteriormente corpo.
Il Palermo si rivela ‟duro a morire” e, nei minuti finali del match di Cagliari, riesce a rimediare ad una conduzione di gara scellerata. L’ingresso di Miccoli cambia i connotati ai rosanero che, dopo il 2-0 subito da Jeda, si riversano in attacco trafiggendo per ben due volte un Marchetti sino a quel momento impeccabile: prima il ‟Romario del Salento” poi una zuccata del talentino uruguaiano Hernandez consegnano il pareggio ai siciliani, mantenendoli nella scia di Cassano & Co. Nel frattempo, Lavezzi si sveglia dal torpore delle ultime settimane e trascina il suo Napoli alla vittoria nella trasferta di Bari. Mazzarri, dunque, carica i suoi in vista del ‟rush” finale: il sogno, quasi un’utopia, si chiama Champions League.
Mentre l’altra parte di Genova celebra il successo del ‟Grifone” sul Parma, aumentando i rimpianti per una conduzione di campionato più che altalenante che rischia di lasciare il Genoa fuori dall’Europa, il Chievo Verona si gode i frutti dell’alacre lavoro del suo tecnico, Di Carlo, il quale si è reso capace di una missione quasi impossibile: i ‟mussi volanti” sono praticamente salvi ed il 2-0 rifilato al Livorno condanna proprio i labronici ad una retrocessione non ancora matematica, ma praticamente scritta. I continui cambi di panchina (Ruotolo, poi Cosmi, poi di nuovo Ruotolo) ed un organico privato dei suoi elementi di maggior rilievo (Diamanti e Candreva su tutti) hanno costretto gli amaranto a subire l’impietoso verdetto ampiamente prima della fine del torneo.
Ci crede ancora il Siena, ma il suo ottimismo rischia di rimanere non ripagato: il pareggio di Catania non consente ai bianconeri di effettuare il necessario salto di qualità per cercare di agganciare il Bologna al terzultimo posto in classifica. Ed anzi i felsinei mandano all’aria il ‟match-point” con l’Udinese, facendosi pareggiare in pieno recupero dai padroni di casa, in gol (guarda un po’) con la ventiquattresima rete in campionato di un Totò Di Natale in forma mondiale.
Alla luce dei risultati si conferma, dunque, un campionato italiano molto appassionante, nonostante il livellamento verso il basso degli standard qualitativi. Ma, a conti fatti, forse è proprio lo spettacolo a guadagnarci. Sarebbe preferibile fare il cambio con campionati come quello di Liga o Premier League, nei quali le squadre di testa vantano già distacchi abissali sulle squadre, cosiddette, outsider?
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