Calcio, Champions: l’Inter perde ma raggiunge il Bayern in finale
Di Michele Furlan il 29 aprile | ore 08 : 38 AM
L’Inter perde 1-0 al “Camp Nou” contro il Barcellona, ma grazie al 3-1 dell’andata si qualifica per la sua quinta finale del massimo trofeo continentale. Le altre quattro furono le vittorie del 1964 e 1965 contro Real Madrid e Benfica seguite da due sconfitte: nel 1967 per mano del Celtic e nel 1972 ad opera dell’Ajax. Da allora una vera e propria maledizione ha colpito la società nerazzurra, che è andata vicina alla finale nel 2003 con Hector Cùper in panchina (fu 0-0 e 1-1 nel doppio confronto col Milan in semifinale) ma che ha sempre avuto poca fortuna in questa competizione. Ora ad aspettarla c’è il Bayern Monaco, in una sfida particolare tra due grandi squadre del calcio europeo.
Analizziamo ora nel dettaglio la semifinale più “nobile” di questa Champions League 2009/2010.
In un “Camp Nou” preso letteralmente d’assalto dai tifosi blaugrana, la squadra di casa cerca la “Remuntada”, la rimonta del 3-1 patito a Milano nel match d’andata. Il tam-tam mediatico attorno a questa impresa, divenuta quasi d’obbligo per Messi e compagni, è enorme e fa del Barcellona la squadra favorita. Dal canto suo l’Inter sa che ha 2 risultati su 3 a disposizione e può giocare tranquillamente, magari tentando di spezzare la manovra avversaria per ripartire in contropiede. Le scelte di Pep Guardiola sono le consuete: 4-3-3 con Victor Valdes tra i pali; Dani Alves, Piquè, Yaya Tourè (Puyol è squalificato) e Gabriel Milito in difesa; centrocampo a 3 con Busquets mediano e Xavi e Keita interni; attacco con Ibrahimovic supportato da Pedro Rodriguez e da Messi. Josè Mourinho deve fare a meno del consueto modulo offensivo, dato che Pandev è costretto a marcare visita durante il riscaldamento. Il tecnico portoghese schiera così un 4-3-1-2 con Julio Cesar in porta; Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti in difesa; centrocampo a rombo con Cambiasso vertice basso, Thiago Motta e Chivu laterali e Sneijder trequartista; le punte sono Diego Milito ed Eto’o.
Al fischio d’inizio dell’arbitro belga De Bleeckere la partita comincia subito ad assumere la fisionomia di un assedio. Il Barcellona infatti diventa “proprietario” del possesso palla (come suo solito) e della manovra di gioco, costringendo l’Inter a rintanarsi nella propria metà campo e a difendere in 7-8 uomini dietro la linea della palla. Gli attacchi blaugrana però non sono incisivi, sono piuttosto sterili. Ibrahimovic soprattutto rallenta la manovra spagnola, Messi non riesce a superare il muro formato da Zanetti e Cambiasso e gli sfondamenti centrali non riescono per via di Samuel e Lucio in evidente stato di grazia. Al 28′ l’episodio che cambia la partita. Thiago Motta (già ammonito), rifila una leggera manata a Busquets che furbescamente mette in atto una sceneggiata poco sportiva. L’arbitro ci casca in pieno ed espelle direttamente il giocatore brasiliano dell’Inter. Il Barça però non ne approfitta. Al 32′ Messi ha la palla migliore del primo tempo: un sinistro a giro sul secondo palo che Julio Cesar devia straordinariamente in calcio d’angolo. Di fatto la prima frazione finisce qui.
Il secondo tempo si apre con una sostituzione per il Barcellona, esce Gabriel Milito ed entra Maxwell. Tatticamente non cambia nulla, se non che il brasiliano garantisce senz’altro più spinta in fase di attacco. Il copione è quello dei primi 45′. I padroni di casa attaccano in massa, senza però dare mai l’impressione di riuscire a sfondare. L’Inter si difende stoicamente in 10, grazie a una prova superlativa dei vari Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti e Cambiasso. Guardiola decide allora di provare il tutto per tutto, leva Ibrahimovic (abulico) e Busquets e inserisce due attaccanti come Bojan e Jeffren. Mourinho risponde levando Sneijder (in difficoltà nel creare le ripartenze senza uomini a seguire) ed inserendo Muntari. Più sostanza. Qualcosa nel Barcellona cambia: Bojan viene pescato in area da Xavi ma di testa spedisce a lato. Mourinho decide allora di inserire un altro difensore come Cordoba e un mediano come Mariga al posto di Diego Milito (ha speso molto, trasformando ogni palla in momenti di puro ossigeno per i nerazzurri) e di Eto’o (per lui una prova veramente di sacrificio in difesa). All’84′ avviene l’inevitabile. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Piquè viene innescato eludendo il fuorigioco e, dopo aver mandato a vuoto Julio Cesar, spedisce in rete la palla dell’1-0. Mancano ancora 10 minuti (la partita terminerà al 94′) e la qualificazione è più che mai in bilico. Tutta l’Inter ora è dietro la linea della palla, il Barcellona non riesca a superare il muro nerazzurro. Al 92′ Bojan ci riesce, imbeccato da Yayà Tourè che però, secondo De Bleeckere, controlla con un braccio e quindi annulla la rete. Al 94′ la partita termina. 1-0 che qualifica l’Inter, capace di giocare una gara di completo sacrificio prendendo solo una rete al Camp Nou e giocando in dieci uomini. E’ palese che i ragazzi di Mourinho sono maturati soprattutto dal punto di vista psicologico. Per il presidente Moratti è il momento che aspettava da quando ha preso in mano le redini della società nel 1995. Ora però serve volare basso e lavorare meticolosamente senza proclami. L’appagamento può fare brutti scherzi e il Bayern, guidato da una vecchia volpe come Van Gaal, è alla finestra per approfittare di questa possibile debolezza. Sinceramente, però, credo che la spinta morale di aver eliminato i “marziani” del Barça sarà senz’altro trasformata in energia positiva dagli interisti, affamati come non mai di vittorie. Sarà una bella finale, tra due outsider di lusso.
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