Immenso Milito, l’Inter è campione d’Europa
Dopo 45 anni i nerazzurri sono campioni continentali
Di Michele Furlan il 23 maggio | ore 00 : 24 AM
Sono passati 45 anni. Era il 27 maggio 1965 e in un “Meazza” tutto nerazzurro capitan Armando Picchi sollevava al cielo la Coppa dei Campioni, la seconda della storia dell’Inter. In panchina c’era il “mago” argentino Helenio Herrera, dietro la scrivania Angelo Moratti. Poi due sconfitte (1967 e 1972) e tante, tantissime delusioni. Il 22 maggio 2010 è terminata la lunghissima attesa. Dopo un 2-0 secco, perentorio ad un Bayern Monaco troppo inferiore, capitan Zanetti può finalmente alzare al cielo di Madrid la terza Champions League. In panchina c’è un altro” mago”, è portoghese e viene da Setubal, si chiama Josè Mourinho. Dietro la scrivania Massimo Moratti, il figlio di Angelo, colui che è riuscito a creare una nuova “Grande Inter”.
Si perchè questi ragazzi in una stagione sono riusciti a vincere ben 3 trofei (Coppa Italia, Scudetto e appunto Champions League). Nella storia è accaduto solo al Manchester United del 1999 e al Barcellona del 2009. A fare entrare l’Inter nella leggenda ci ha pensato un ragazzo argentino di 31 anni, Diego Milito, capace di segnare in qualsiasi modo e decisivo come pochi giocatori nella storia di questo club. Sua naturalmente la doppietta che stende il Bayern Monaco. Tra Louis Van Gaal e Josè Mourinho c’era una sfida nella sfida. Arrivare a vincere la “coppa dalle grandi orecchie” con due squadre diverse, come solo Ernst Happel ed Ottmar Hitzfeld sono riusciti a fare. L’ha spuntata il portoghese che, in odore d’addio, ha regalato il trofeo alla sua Inter sei anni dopo averlo vinto col Porto. Anche lì fu l’ultimo atto prima di partire verso Londra, sponda Chelsea.
Ma andiamo ad analizzare più approfonditamente questa finale, che ha visto trionfare i colori italiani.
In un “Santiago Bernabeu” gremito in ogni ordine di posto si sfidano, diretti dall’arbitro inglese Howard Webb, due finaliste inconsuete, inaspettate. Sono il Bayern Monaco e l’Inter, due squadre diverse, diversissime con un grande sogno comune: fare il Tris (Coppa nazionale, campionato e Champions League). I bavaresi sono arrivati all’atto finale sottotraccia, eliminando con polemica la Fiorentina, senza convincere col Manchester United e meritatamente battendo il Lione in semifinale. I nerazzurri sono sbarcati a Madrid in pompa magna, avendo eliminato Chelsea, CSKA Mosca e Barcellona: sono dunque i favoriti.
Passiamo alle formazioni. Louis Van Gaal deve fare a meno dello squalificato Ribery (assenza pesante), e schiera il consueto 4-4-2 con Butt tra i pali; Lahm, Demichelis, Van Buyten e Badstuber in difesa; centrocampo a quattro con Haltintop e Robben sulle fasce con Van Bommel e Schweinsteiger in mezzo; in attacco giostrano Muller ed Olic. Josè Mourinho stavolta non fa pretattica e decide il suo 4-2-3-1 dovendo tenere conto solo dell’assenza forzata di Thiago Motta, squalificato. Dunque Julio Cesar è in porta; linea difensiva con Maicon, Lucio, Samuel e Chivu; Cambiasso e Zanetti mediani dietro ai tre incursori Pandev, Sneijder ed Eto’o; punta di diamante il “principe” Diego Milito.
Il primo tempo comincia dopo una coreografia affascinante organizzata dalla Uefa. All’inizio c’è la solita fase di studio che fa comunque pensare ad una partita ad alto tasso tattico. Le occasioni migliori capitano al Bayern, ma non sono mai limpide, merito di una difesa interista davvero all’altezza che ha forse in Chivu l’anello debole, visto che dalle sue parti giostra Robben, il pericolo numero uno. Dopo un paio di occasioni tedesche e una punizione di Sneijder al veleno respinta in qualche maniera da Butt, l’Inter passa. E’ il 35′: contropiede magistrale dei nerazzurri con Sneijder che serve Milito sul quale i centrali del Bayern sbagliano il raddoppio. L’argentino ringrazia e di fronte al portiere tedesco insacca con la solita freddezza. E’ l’1-0 che durerà fino al 46′ (nonostante una palese possibilità di raddoppiare che Sneijder spreca), quando Webb decreta la fine del tempo.
Dopo l’intervallo la partita ricomincia con un piglio decisamente diverso. Van Gaal deve aver strigliato i suoi, e si vede. Al 46′ infatti Muller si trova solo davanti a Julio Cesar, che lo ipnotizza e sventa il pareggio. Il Bayern appare più determinato, ma non sembra capace di abbattere il muro nerazzurro. Eto’o e Pandev giocano praticamente da terzini aggiunti, raddoppiando le marcature in fase di non possesso palla e lasciando Sneijder e Milito soli nella metà campo bavarese. Al 63′ esce Altintop per fare posto a Klose, mentre al 68′ è Chivu ad uscire per Stankovic. Il serbo si sistema quindi in mediana, facendo scalare Zanetti a esterno basso di sinistra. Al 70′ il goal del 2-0. Contropiede di Sneijder, palla a Milito che si beve Van Buyten con una finta e insacca di interno destro senza lasciare spazio a Butt. E’ la rete che taglia le gambe al Bayern e che mette le ali all’Inter. Al 74′ Gomez rileva Olic, impalpabile. Mourinho inserisce Muntari per Pandev. I tedeschi non ne hanno più. Robben è l’unico uomo pericoloso, ma è stanco e poco supportato dalla squadra. Quando ormai la fine è vicina, Mourinho concede la standing ovation a Milito facendo entrare Materazzi, bandiera nerazzurra. Al 93′ Webb fischia la fine. L’Inter è meritatamente campione d’Europa per la terza volta nella sua storia (in Italia solo il Milan ha fatto meglio, con 7 successi). Parte la festa che coinvolge tutti: da capitan Zanetti a Mourinho passando ovviamente per Massimo Moratti, presidente tifoso di una squadra che, ora, è davvero diventata Grande.
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