Calcio, Champions: conosciamo meglio il Bayern Monaco
Approfondimento sulla rivale dell'Inter
Di Michele Furlan il 29 aprile | ore 19 : 51 PM
Il 22 maggio 2010 la finale di Champions League del “Santiago Bernabeu” di Madrid vedrà contrapposte la nostra Inter e il Bayern Monaco. Vediamo di conoscere meglio la rivale dei nerazzurri attraverso una “radiografia” completa del club bavarese.
STORIA & SUCCESSI
Il club nasce nel 1900 a Monaco di Baviera come società polisportiva, ma si sviluppa soprattutto a livello calcistico. In ambito tedesco è la squadra più titolata di Germania, può vantare infatti 21 titoli nazionali, 14 coppe di Germania, 3 Supercoppe tedesche e 6 coppe di Lega. A livello internazionale è una delle compagini più importanti d’Europa. L’unica (assieme ad Ajax e Juventus) ad aver vinto almeno una volta la Coppa dei Campioni, la Coppa UEFA e la Coppa delle Coppe. Il Bayern ha vinto infatti la massima competizione europea ben quattro volte: nel 1974 (1-1 e poi 4-0 nel replay della sfida con l’Atletico Madrid), nel 1975 (2-0 al Leeds), nel 1976 (1-0 al Saint-Etienne) e nel 2001 (1-1 e 5-4 ai calci di rigore contro il Valencia). Quella di Madrid sarà l’ottava finale per i tedeschi, che hanno perso la coppa all’ultimo atto tre volte: nel 1982 (1-0 per l’Aston Villa), nel 1987 (2-1 per il Porto) e nel 1999 (2-1 per il Manchester United). Può vantare anche due Coppe Intercontinentali (1976 e 2001).
ALLENATORE
Da quest’anno siede sulla panchina dei bavaresi l’olandese Aloysius Paulus Maria “Louis” Van Gaal, 59 anni ad agosto, una vecchia volpe del calcio internazionale. Ritiratosi dall’attività di calciatore nel 1987, ha cominciato da vice nell’Az Alkmaar. E’ poi passato all’Ajax, dove ha vinto tutto (compresa la Champions League nel 1995). Nel 1997 emigra in Spagna per guidare il Barcellona, dove ottiene buoni successi entro i confini iberici ma scarsi risultati a livello europeo, cosa che gli costa la panchina nel 2000. Decide allora di provare l’avventura più gratificante, ovvero diventare il ct della nazionale olandese. E’ forse questo il suo fallimento più grande, dato che non riesce a portare la nazionale Orange ai mondiali del 2002 e viene esonerato nel 2003. Dopo una breve parentesi come direttore tecnico dell’Ajax torna ad Alkmaar nel 2005 per guidare l’Az. Porterà la squadra al successo nazionale nel 2008/09 venendo poi ingaggiato dal Bayern proprio nell’estate 2009. Il modulo “Van Gaal” non è riassumibile in puri numeri (ha giocato col 4-3-3 come col 4-4-2). La sua è una filosofia. L’assetto mentale della squadra, la disciplina e la consapevolezza tattica dei calciatori vengono prima di ogni cosa per il tecnico olandese, che ha sempre puntato decisamente sul collettivo.
ORGANICO & SISTEMA DI GIOCO
Sotto questa voce è bene precisare che il Bayern è decisamente inferiore all’Inter per quanto riguarda l’organico. Vediamo di analizzarlo attraverso la spiegazione del modulo di gioco. I tedeschi sono soliti giocare con un 4-4-2 che si può leggere come 4-4-1-1 o come 4-2-3-1. Gli interpreti sono quindi giocatori eclettici, in grado di ricoprire più ruoli.
In porta dopo la deludente stagione passata di Michael Rensing si è deciso di affidarsi all’esperienza di Hans Jorg Butt, portiere trentacinquenne di grande esperienza internazionale, specialista nel tirare i rigori ma anche protagonista di grandi amnesie difensive. Non certo una sicurezza insomma.
La difesa tipo del Bayern non esiste. Cambia quasi sempre. Le uniche certezze sono che si gioca in quattro in linea e che il terzino destro è il vice-capitano Philipp Lahm, giocatore di grande spessore. Al centro la coppia più rodata è formata da due veterani come Daniel Van Buyten e Martin Demichelis. Per problemi fisici di solito non riescono a giocare sempre loro due e come prima riserva c’è il giovane ventunenne Holger Badstuber, altrimenti in grado di ricoprire il ruolo di terzino sinistro. Anche qui però ci sono varie possibilità. Oltre a Badstuber infatti nel corso della stagione hanno presidiato la corsia mancina i giovanissimi Diego Contento (tedesco di origini italiane, 20 anni ancora da compiere) e David Alaba (autentica rivelazione di 17 anni del calcio austriaco, anche se di madre filippina e padre nigeriano). L’olandese Edson Braafheid (terzino destro) è stato per il momento “bocciato” e mandato in prestito al Celtic, in Scozia.
Il centrocampo base è formato da quattro giocatori non in linea. I mediani giocano alti rispetto alla difesa, ma le due ali sono quasi attaccanti aggiunti. Al centro, nella formazione ideale, troviamo il capitano, l’ olandese Mark Van Bommel e la garanzia Bastian Schweinsteiger (una volta esterno di centrocampo, ora riadattato a regista), che formano una coppia di grande caratura fisica e tecnica. I sostituti ideali sono il croato Daniel Pranjic e l’ucraino Anatoliy Tymoschuk. Il gioco del Bayern però si sviluppa soprattutto sulle corsie esterne. A sinistra opera Franck Ribery (che in finale non ci sarà, fermato per 3 turni dalla UEFA dopo l’espulsione dell’andata delle semifinali) mentre a destra giostra la vera stella della squadra, l’olandese Arjen Robben, giocatore straordinario per tecnica e quantità. Sicuramente la formazione della finale, come detto, non potrà puntare su Ribery. Ecco allora spazio per il turco Hamit Altintop, vero e proprio jolly dei bavaresi.
L’attacco del Bayern è formato da una punta atipica che gioca più arretrata rispetto all’area di rigore (e quindi capace di indietreggiare fino alla trequarti) in appoggio a un bomber vero e proprio. I due titolari al momento sono Thomas Muller (20 anni, prodotto del vivaio, prima stagione da professionista e autentico craque del calcio tedesco) e il croato Ivica Olic, giocatore dal senso del goal innato, spietato sotto porta e molto cinico nelle sue giocate. In panchina ci sono due pezzi da novanta come Miroslav Klose e Mario Gomez (pagato più di 30 milioni di euro allo Stoccarda). Luca Toni è stato mandato in prestito alla Roma perchè non rientrava nei piani di Van Gaal.
ANDAMENTO DELLA STAGIONE
Dopo il fallimento dell’annata 2008/09 targata Jurgen Klinsmann e Jupp Heynckes, il Bayern ha deciso di puntare in estate su un vecchio lupo di mare della panchina quale è Van Gaal. A inizio stagione i risultati andavano pesantemente contro l’olandese. La squadra non giocava bene e la triade Hoeness-Beckenbauer-Rummenigge non era affatto contenta. In europa soprattutto il Bayern boccheggiava, due vittorie con il Maccabi Haifa, un pareggio in casa con la Juve e due sconfitte pesanti con il Bordeaux avevano portato la dirigenza a spazientirsi. L’8 dicembre Van Gaal è andato a Torino sapendo di giocarsi la panchina nell’ultima sfida di girone con la Juventus. Sconfitta e pareggio avrebbero condannato all’eliminazione i tedeschi che, invece, sfoderarono una prestazione maiuscola vincendo 4-1 e qualificandosi agli ottavi. Nella fase ad eliminazione diretta il Bayern ha eliminato la Fiorentina vincendo 2-1 in casa (con evidenti favori arbitrali) e perdendo 3-2 a Firenze. Stessi risultati anche nei quarti contro il quotatissimo Manchester United (2-1 a Monaco e sconfitta per 3-2 a Manchester). In entrambi i turni Robben è stato decisivo. La semifinale è stata invece una passeggiata: vittoria per 1-0 in casa e 3-0 a Lione contro i francesi.
Ora il Bayern Monaco è in corsa su tre fronti: può vincere la Bundesliga (è primo a pari punti con lo Schalke 04 a due giornate dal termine), è in finale di Coppa di Germania (il 15 maggio a Berlino contro il Werder Brema) e appunto in finale di Champions contro l’Inter. Curiosamente la medesima situazione coinvolge anche i nerazzurri (primi in campionato e in finale di Coppa Italia). Una delle due dovrà per forza cedere il passo ma siamo sicuri che entrambe le squadre venderanno cara la pelle per conquistare l’ambito “Triplete”. Un motivo in più per definire interessante questa finale.
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