Bombardare l’Iran
Di Ennio Emanuele Piano il 5 novembre | ore 09 : 47 AM
Venerdì sera, intervistato dalla Tv israeliana “Channel2″ il Presidente Shimon Peres ha confermato che “l’opzione militare [nei confronti dell'Iran] è più vicina“. Evidentemente il bombardamento delle centrali iraniane, dove si presume che il regime dei Mullah stia lavorando all’atomica, non è più un’ipotesi remota, da tirarsi fuori per “spaventare” Teheran ed i suoi alleati, specie sapendo che, l’otto novembre, l’AIEA dovrebbe rendere pubblico uno studio sul nucleare iraniano che, perla prima volta, parlerebbe di scopi militari. Proprio per questo, venuti a sapere grazie ai servizi segreti dell’inaspettato progresso di questi piani, negli scorsi due giorni Benjamin Netanyahu (primo ministro) e Ehud Barak (ministro della Difesa) sono riusciti nell’opera di convincimento del gabinetto di governo a prendere seriamente in considerazione un attacco preventivo, prima che scocchi “l’ora x” della bomba iraniana.
Secondo il quotidiano britanno “The Indipendent” i meno convinti della opportunità di quest’azione sono il vice premier Dan Meridor ed il ministro per gli affari strategici Moshé Yaalon, i quali comunque non la escludono come “ultima risorsa”. Più desiderabile, rispetto al diretto intervento israeliano, sarebbe secondo i due uomini politici un eventuale coinvolgimento statunitense, con l’appoggio britannico (che pare sicuro) ed un eventuale apporto da parte francese (Sarkozy a settembre usò toni durissimi ed inconsueti contro il regime khomeinista, minacciando serie ripercussioni nel caso in cui avesse proseguito sulla strada del nucleare).
La questione è naturalmente di primissima importanza, per via delle conseguenze che quest’attacco potrebbe comportare. E’ sicuro che in qualunque caso (attacco diretto dello stato ebraico, intervento statunitense) Siria ed Hezbollah non aspetterebbero un secondo prima di cominciare a far piovere razzi di ogni genere sulle città israeliane, Tel Aviv compresa; senza dimenticare l’eventuale “opportunità” da parte di Fatah e Hamas di scatenare una terza Intifada. Per Israele dunque intervenire direttamente o meno cambia poco, mentre non potrebbe permettersi il traccheggiare dei paesi cui dovesse affidare la propria sicurezza.
I pro dell’attacco sarebbero una dimostrazione di forza da parte israeliana (e/o Americana) da non sottovalutare, oltre che il rallentamento deciso (se non la fine) dei progetti iraniani di dotarsi della bomba atomica. Se poi al bombardamento (cui obiettivo primario deve essere quello di non fare alcun morto tra i civili) seguisse una sollevazione popolare da parte dei cittadini iraniani, la vittoria sarebbe doppia: un regime umiliato nelle sue velleità egemoniche ed una nuova (imperdibile) opportunità di rovesciare una volta e per tutte la repubblica islamica.
L’intervento anglo americano, resta però preferibile: esso rafforzerebbe incredibilmente il rapporto tra Israele e Stati Uniti, farebbe guadagnare ad Obama una marea di punti di apprezzamento nella politica interna (ed in Europa si smetterebbe, a destra come a sinistra, di tratteggiarlo come un pacifista finito a capo della maggior potenza militare del pianeta). Oltretutto in questo modo il Presidente americano darebbe un messaggio chiaro a tutti i regimi dispotici del pianeta; la leadership globale americana non è in discussione, nessuno può permettersi di attentare alla sicurezza dei suoi alleati, ed i regimi dittatoriali e antiamericani farebbero bene a mettere da parte le proprie volontà di potenza e tornare, dopo qualche anno di anno di protagonismo spinto, al proprio posto nello scacchiere globale.
I contro sono altrettanti: si paventa una guerra regionale di durata incalcolabile (anche se siamo poco inclini a credere che Giordania, Egitto e Turchia possano mettersi a fare la guerra ad Israele per vendicare l’Iran), i civili israeliani potrebbero trovarsi di fronte a mesi di bombardamenti senza sosta, e la loro vita diverrebbe un inferno, l’Iran potrebbe scatenare un’offensiva contro i Paesi occidentali (o potrebbero venire azioni da parte dei “lupi solitari”, i fanatici islamici che vivono nelle città europee e nordamericane), senza dimenticare che Teheran può contare su una testa di ponte in America Latina (l’isola di Margarita, Venezuela) e altri imprevedibili scenari. Sull’altro piatto della bilancia, però, c’è un futuribile regime genocida e ideologicamente motivato in possesso di un’arma di distruzione di massa.
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23 February at 18 : 31 PM 0
Il futuro poco roseo dell'economia cinese









Gianni Pardo, 6 meses fa
L’articolo di Piano è, come sempre, serio e documentato ma, a mio parere, non tiene conto di alcuni elementi importantissimi.
1) L’Iran, come ritorsione immediata e pressoché “imparabile” potrebbe minare lo stretto di Ormuz, strangolando l’Occidente. Da un lato infatti è da lì che passa gran parte del petrolio, dall’altro per impedirne la chiusura bisognerebbe essere in grado di vietare il mare perfino ai pescherecci. Affondandoli, se del caso. E affondando preventivamente tutta la flotta iraniana. E per quanto tempo si potrebbe attuare questa spietata sorveglianza?
2) I bombardamenti potrebbero essere inefficaci, perché gli iraniani si aspettano questo attacco da anni e i siti potrebbero essere o dentro montagne o sottoterra o in posti che non conosciamo. Fra l’altro, sono molto numerosi.
3) L’unica misura veramente efficace sarebbe un attacco terrestre seguito da un’occupazione del Paese. Del cui costo e della cui difficoltà non è necessario parlare.
4) Israele, per attaccare l’Iran, dovrebbe trovare un corridoio aereo, cioè il permesso della Giordania, dell’Iraq, ecc. Cosa non facile. Mentre gli americani dispongono di portaerei.
5) In totale Israele non potrebbe mai attaccare da sola l’Iran e se lo facesse commetterebbe un errore che potrebbe anche esserle fatale. E gli Stati Uniti – oltre ad essere in crisi finanziaria – sono già impegnati militarmente su altri fronti. Non si potrebbero permettere di aprirne un altro.
6) Potrei continuare ma mi fermo qui, dicendo che quella israeliana mi sembra più una mossa politica che un annuncio militare. Se per una simile azione esitano gli Stati Uniti (da anni) figurarsi se non deve esitare un Paese minuscolo e in pericolo.
Ennio Emanuele Piano, 6 meses fa
Naturalmente ha ragione, i pericoli sono molteplici. Io propendo per un intervento americano (o anglo americano) in stile “desert storm” con penetrazione militare dai confini afghano e iraniano, l’occupazione di una piccola parte di territorio e il bombardamento (anche solo “simbolico”) di Bushehr. Andrebbe poi preparata (come nel 91 con curdi e sciiti iracheni) una sollevazione capace di mettere in difficoltà il regime che non potrebbe schiacciare le rivolte (avendo gli angloemricani lì ad un passo). rimane il fatto che un Iran nucleare sarebbe una disgrazia, non un fattore di stabilità, essendo noti a tutti i piani di “esportazione della rivoluzione” per esempio nel Bahrein.
nemo profeta, 6 meses fa
“…Sull’altro piatto della bilancia, però, c’è un futuribile regime genocida e ideologicamente motivato in possesso di un’arma di distruzione di massa…”
Questa sibillina frase vale per Israele, alla prova dei fatti, non per l’Iran.
Israele possiede trecento testate nucleari, e nessuno si scandalizza. Di contro, il programma nucleare Iraniano non prevede l’uso bellico dell’energia atomica.
Israele ha dimostrato ampiamente di essere un regime razzida e genocida (vedi operazione piombo fuso, e tant’altro). L’Iran non ha mai aperto fronti di guerra contro chicchessia, mentre subisce da USA ed israele continui attacchi terroristici (basta informarsi seriamente, per averne lapalissiane conferme).
Ennio Emanuele Piano, 6 meses fa
Le consiglio, con tutto il rispetto, di studiare la storia. Conosce per caso un movimento chiamato hezbollah? Ha mai sentito parlare degli attentati di Buenos Aires del 1993 e 1994? Le accuse che fa ad Israele, senza alcuna giustificazione empirica, si giudicano da sole.
PS sulle intenzioni belliche dell’Iran parlano ormai apertamente anche i cinesi, che difatti hanno invitato Teheran ad essere più cauta.
nemo profeta, 6 meses fa
Caro Ennio, i dati di fatto sono quelli che io ho esposto e non solo empiricamente.
Tutto il resto è soltanto fumo mediatico che fà da cassa di risonanza ai dettami propagandistici di USA ed Israele. Con tutto il rispetto.
Ennio Emanuele Piano, 6 meses fa
Ah, la lobby demoplutogidaicomassonica che controlla i media certo. Evidentemente viviamo su due pianeti differenti.
hyperion, 6 meses fa
Condivido il giudizio di nemo profeta sulle responsabilità e sul comportamento prevaricatore di uno staterello che si autoeleva a democrazia.
Non riesco invece a capire perchè ogni qual volta si esprima un giudizio duro sulle responsabilità dei governi di Israele c’è sempre qualcuno che debba troncare il discorso con il ritornello della lobby demoplutogiudaico ecc. ecc., tanto a dire che il mondo è pieno di rimba infarciti di complottismo e antisemitismo. Il grande errore è quello di seguire il politically correct a tutti i costi e di non essere per nulla obiettivi.
Ennio Emanuele Piano, 6 meses fa
Guardi che non ho troncato alcun discorso. Nemo Profeta ha troncato il discorso (negava che l’Iran avesse commesso atti ostili contro Israele o altre nazioni,io ho ricordato alcuni episodi) facendo ricorso alla scusa che i media sarebbero controllati da USA e Israele (per questo accusa di essere un antisemita, queste parole sono del tutto simili a quelle degli antisemiti d’antan), Le parole sono importanti: Israele è una democrazia, non si autoeleva a niente. Sul “prevaricatore” ripeto, non capisco perché lei crede di poter dare commenti su cose che evidentemente non conosce.
PS non seguo nessuna politically correctness, criticare così è semplice, diverso sarebbe entrare nei contenuti: l’Iran si sta armando? è o no un pericolo? eccetera
melessingangail.com, 6 meses fa
Penso che non si possano paragonare lo stato ebraico, con tutti le storture espansionistiche incentivate dall’attuale governo, alla cosidetta democrazia iraniana.
In Iran vige un pericoloso regime islamico che, a parer mio, vorrebbe resuscitare l’impero ottomano, o cosa similare.
La forza ideologica che muove le leve di potere in questa zona geografica, culla della nostra stessa civiltà non è dissimile a quella che mosse il nazismo hitleriano, infatti anche se diversa è la spinta ideologica che li contraddistingue, una laica e l’altra religiosa, simile è il fanatismo, l’intento di prevaricazione e il nemico atavico.
Mi auguro che gli scenari ipotizzati di guerre stellari tali rimangano e che la politica del cavallo di Troia, già proficuamente utilizzata in Libia e in Siria, abbia il sopravvento.
nemo profeta, 6 meses fa
Caro Ennio, non ci siamo…
personalmente non ho “troncato” alcunchè. A meno che, per te, ricevere una risposta “non gradita” equivale a “troncare un discorso”.
Ribadisco che l’Iran non ha mai intrapreso azioni ostili, belliche o “terroristiche” contro chicchessia (almeno negli ultimi 100 anni, salvo la parentesi della guerra Iraq-Iran che ha visto l’Iran aggredito militarmente da un Saddam Hussein motivato, foraggiato ed armato dai “soliti noti”).
Se poi uno si beve con incauta ingenuità tutte le frottole che da circa trent’anni vengono scientificamente messe in giro, con l’aiuto dei media, da parte di USA ed Israele, è un’altro conto (e non te ne uscire nuovamente con con l’ironico motivetto della “lobby demoplutomassogiudaica” trallallero trallallà).
Gli episodi che citavi (presunti attentati di Buenos Aires) non erano che “bufale”, come la bufalata dell’altro ieri riguardante un presunto attentato contro l’ambasciatore Saudita (finita in farsa, quando si è appreso che uno degli “attentatori” lavorava per la CIA e che la montatura non aveva nulla di credibile!).
Accusarmi di essere “antisemita”, poi, con me non attacca visto che i veri antisemiti e razzisti sono proprio i sionisti d’Israele, che da decine di anni stanno sterminando i Palestinesi (loro sì, autentici Semiti).
E non lo dico solo io, lo ha anche denunciato in piena assise dell’ONU nientepopòdimeno che l’Eroe dell’antirazzismo Sudafricano: Nelson Mandela, Premio Nobel per la Pace ed esperto qualificato in Apartheid!
Non basta affermare soltanto a parole che “Israele è una democrazia”. Se ti informi seriamente scoprirai che Israele non ha una Costituzione, al contrario dell’Iran (dove tra gli scranni del Parlamento Islamico puoi trovare benissimo anche i Rappresentanti degli Ebrei Iraniani, liberamente eletti dalla Comunità Ebraica più numerosa del medioriente!).
Parafrasandoti nella risposta che davi “saccentemente” a Hiperion: non capisco perchè credi di poter esprimere giudizi su argomenti che evidentemente ignori.
Comunque sia, ti ringrazio per l’ospitalità che mi hai dato nella tua pagina e ti cordializzo sinceramente.
Franco
Ennio Emanuele Piano, 6 meses fa
Non posso fare a meno di farle notare che ha scritto una serie di sciocchezze inaudite:
1 gli attentati a Buenos Aires fecero decine di morti in una sinagoga ed in un centro culturale ebraico.
2 I “semiti” non esistono, sono un invenzione di un polemista antiebraico francese. Semite sono le lingue come arabo, ebraico ed aramaico, caro “profeta” (dunque, ripeto, studi)
3 mi riporti il riferimento alla dichiarazione di Mandela, che lei confonde con desmond tutu.
4 Israele non ha una costituzione, ma una dichiarazione d’indipendenza che ne fa le veci, neppure la Gran Bretagna ha una costituzione, eppure è una Democrazia.
5 In Iran un solo ebreo siede nel parlamento, ma in rappresentanza (non elettiva) di una delle tre minoranze non islamiche tollerate dal Paese
6 Israele è una democrazia secondo l’indice di Freedom House. L’Iran no. (mai sentito parlare del gruppo “where is my vote?”)