Bentornato Novara: 33 anni dopo è di nuovo Serie B
Gli azzurri, dopo il pareggio interno con la Cremonese, celebrano il ritorno nella serie cadetta dopo un esilio durato oltre trent’anni
Di Nando Di Giovanni il 29 aprile | ore 12 : 45 PM
L’ultima volta che gli azzurri hanno calcato i palcoscenici della Serie B, i ragazzini attaccavano sull’album Panini le figurine di Facchetti, Bettega, Rivera, Sala e Savoldi. Quell’anno, il 1976/77, la Juventus di Trapattoni si aggiudicò uno strepitoso Scudetto in un’infinita sfida con il Torino dei ‟gemelli del gol”, Pulici e Graziani, che appassionò l’Italia intera. In quella calda primavera, oggi così come allora, il Piemonte era al centro della nostra attenzione. Perché mentre al ‟Comunale” si celebravano le gesta di ‟Toro” e ‟Vecchia Signora”, qualche chilometro più in là, in terra di risaie e nebbiose pianure, una squadra gloriosa dava il suo addio al calcio che conta. Il Novara salutava la carovana della Serie B, retrocedendo in quella che, dall’anno successivo, sarebbe diventata la nuova Serie C1.
Da quella data, al campo di Via Kennedy, oggi intitolato a Silvio Piola, centravanti dal piede fatato che visse nel capoluogo piemontese gli ultimi scorci di una carriera indimenticabile, ne è passata di acqua sotto i ponti. E di avversari. Trentatré anni di alterne fortune, vissute in un continuo barcamenarsi fra C1 e C2, subendo anche il rischio dello scivolone nel Campionato Interregionale. C’è stato anche il pericolo del fallimento, ma gli azzurri sono riusciti a salvarsi. Tempi bui. Anni assolutamente dimenticabili.
Ma ora per i tifosi novaresi è tempo di mettere da parte l’album dei ricordi per far spazio alla festa. Il traguardo tanto agognato, alla fine, è arrivato. Certo, ce n’è voluto. Ma n’è valsa la pena. Difatti, il pareggio con la Cremonese conseguito la scora settimana ha sancito il ritorno ufficiale del Novara in Serie B. Un capolavoro firmato da Attilio Tesser, allenatore con trascorsi su panchine di club di Serie A (Cagliari), oltreché cadetta (Ascoli, Mantova, Padova e Triestina). Il tecnico veneto, fortemente voluto dal Direttore Sportivo, Pasquale Sensibile, ha saputo amalgamare al meglio un gruppo composto da promettenti giovani e senatori, riuscendo a recuperare sulla strada anche diversi interpreti, frettolosamente bollati come ‟cotti” o ‟finiti”.
Ed allora fa specie osservare in maglia azzurra Nicola Ventola, scartato dal Torino dopo stagioni nelle quali il centravanti pugliese sembrava solo essere un lontano parente del giocatore che fece le fortune del Bari e, per un breve periodo, dell’Inter. In porta c’è Alberto Maria Fontana, eterno secondo, il quale è riuscito a trovare un posto da titolare solo a trent’anni suonati. C’è anche Juliano, discontinuo talento brasiliano, portato in Italia da Pantaleo Corvino nel suo Lecce e mandato a svernare in Portogallo al Maritimo. Ma c’è anche Gonzalez, argentino dal piede fatato che ha saputo mandare in visibilio i suoi tifosi, giunti a ‟San Siro” in 12.000 per la sfida di Coppa Italia con il Milan. In Serie B i novaresi ci vanno anche grazie alle reti di Raffaele Rubino, idolo di casa, il quale ha saputo tenere a galla i colori azzurri dei piemontesi anche quando si facevano i conti con realtà ben diverse rispetto a quelle attuali che sanno tanto di cadetteria.
Il presidente del sodalizio novarese, Carlo Accornero vede premiati i suoi sforzi. L’esilio dalla ‟top-class” è durato oltre trent’anni: un tempo sufficiente per costruire una solida realtà ed inseguire un sogno che faccia il pari, o quasi, con i fasti di un passato mai dimenticato.
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