Banca d’Italia, nuova misurazione sugli effetti della crisi

Gli analisti di Palazzo Koch sostengono che il Paese sia tornato indietro di 100 trimestri

Di Roberto Rais il 1 gennaio | ore 19 : 20 PM


bankitalia903'23Un “occasional paper” della Banca d’Italia inquadra in maniera piuttosto significativa gli effetti che la crisi economico finanziaria internazionale hanno avuto sul nostro Paese in termini di produzione industriale italiana. L’immagine dell’Italia che fuoriesce dallo studio degli analisti di Bankitalia è abbastanza deprimente, ma vale la pena riportare i dati tricolori e quelli dei principali termini di paragone del vecchio Continente per rendersi conto di ciò che è accaduto e, probabilmente, accadrà.

Ricorda infatti la Banca d’Italia che in termini di output industriale l’Italia è tornata indietro nel tempo di 100 trimestri: in altre parole, è come se oggi il livello di produzione fosse pari a quello di metà anni Ottanta, con tutte le conseguenze del caso.

E il resto d’Europa? Mal comune, mezzo gaudio? Non proprio, tant’è che, nella fattispecie, i confronti valgono solo a peggiorare i commenti a riguardo: la Francia può infatti vantare un passo indietro nel tempo pari a 12 trimestri; la Germania fa peggio, ma riesce a contenere il decremento in 13 trimestri.

Poca soddisfazione si può inoltre trarre nel confronto tra l’attuale crisi e quelle precedenti. Nelle difficoltà di metà anni ’70 l’Italia infatti riuscì a perdere “solo” 12 trimestri, contro i 10 di Germania e i 7 di Francia. Nella crisi dei primi anni ’90, invece, l’Italia bruciò 23 trimestri, un quarto di quelli persi nelle difficoltà del nuovo millennio.

E il futuro? L’occasional paper di Banca d’Italia non dice nulla di nuovo, o per lo meno nulla che non sia già stato dibattuto dalle società di consulenza nostrane e internazionali. Gli analisti sembrano infatti non voler sbilanciare alcun pronostico, ricordando come la ripresa ci sia, ma sia altresì impossibile prevedere se sarà duratura e con che ritmo avverrà l’uscita dal grigiore.

Ricorda, infine, lo studio di Banca d’Italia, che contrariamente a quanto avvenne nelle precedenti ondate di crisi – superate grazie anche all’importante contributo della domanda estera – questa volta le esportazioni potrebbero riprendersi con un ritmo notevolmente inferiore al necessario, rendendo la strada per un nuovo sviluppo ben più irta dell’occorrente. Per il Fmi, infatti, dopo il calo del 12% nel commercio estero 2009, il 2010 dovrebbe caratterizzarsi per una crescita di “soli” 3 punti percentuali.

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