Ancora sangue in Medio Oriente: strage in una moschea pakistana, attentati a Kabul e raid israeliani a Gaza
Di Paolo Gallazzi il 20 agosto | ore 08 : 59 AM
Un Medio Oriente insanguinato da una nuova ondata di attacchi terroristici ed azioni di rappresaglia , il più grave in Pakistan, dove l’esplosione di una bomba all’interno di una moschea ha provocato la morte di quasi 50 persone. Almeno 12 morti a Kabul, dove il British Council è stato preso di mira da attacchi kamikaze nel giorno dell’anniversario dell’indipendenza afghana da quello che fu l’impero britannico. E poi razzi su Israele da Gaza e raid di rappresaglia da parte di Tel Aviv, dopo la serie di attentati che nel sud del Paese sono costati la vita ad otto civili israeliani.
Andiamo con ordine e ricostruiamo i fatti.
Jamrud, Pakistan Occidentale, un ordigno è esploso nella moschea di Jamea Nasjid. L’attentatore, un ragazzo di 16 anni, ha atteso il termine della preghiera prima di far detonare gli otto chili di materiale esplosivo che portava addosso. La deflagrazione è stata potente ed ha portato ad un bilancio provvisorio di 43 morti e circa 120 feriti. Al momento l’attentato non è stato ancora rivendicato ma le autorità pakistane sono concordi nell’attribuire il gesto ai Talebani del Pakistan. Il gruppo terroristico in questi ultimi anni è cresciuto e si è rafforzato molto in termini di organizzazione, pericolosità e capacità d’infiltrazione. Può apparire anomalo un attentato contro persone di fede musulmana raccolte in preghiera, ma l’organizzazione terroristica ha proclamato jihad contro il governo centrale di Islamabad, “colpevole” di avere stretto legami di cooperazione con gli Stati Uniti.
Meno grave il bilancio dei quattro attentati di Kabul, dove il British Council è stato preso di mira da attacchi kamikaze proprio nel giorno del novantaduesimo anniversario della liberazione dell’ex protettorato britannico dall’Impero. Gli attacchi si sono susseguito uno dopo l’altro a partire dalle 6 e 30, ora locale, quando un’autobomba con a bordo un attentatore suicida è esplosa nella zona di Karte Parwan, proprio di fronte all’ingresso del consolato, causando le prime vittime e permettendo ad un gruppo di kamikaze armati di fare irruzione all’interno del compound. Gli assalitori sono stati respinti più volte e più volte hanno tentato di sfondare le difese del consolato. Alla fine degli scontri 12 persone sono rimaste sul campo, uomini della polizia afghana, operatori di compagnie di sicurezza private e quattro sei sei attentatori, mentre il bilancio dei feriti si aggira intorno alla decina.
L’attacco era stato fatto precedere da un messaggio di felicitazioni per la ricorrenza del giorno dell’indipendenza, firmato dal Consiglio supremo dell’Emirato islamico dell’Afghanistan. “Se studiamo a fondo la storia di vari decenni di battaglie, invasioni, sconfitte e vittorie, che hanno interessato le relazioni fra gli invasori britannici e i combattenti afghani per la libertà – si legge – possiamo trovarvi molte cose utili per la soluzione della crisi attuale”. Evidenziando, in sostanza, come gli “americani invasori” stiano compiendo “lo stesso errore” degli inglesi e che “la jihad in corso contro gli arroganti infedeli invasori è un nostro obbligo religioso”.
La situazione più critica, tuttavia, resta quella sul fronte israeliano. Dopo gli attentati di giovedì nella zona di Eilat la tensione tra Tel Aviv ed Hamas è sfociata in una serie di attacchi e contrattacchi: missili da Gaza su Israele e raid aerei da parte dell’aviazione israeliana. Nella notte di giovedì Tel Aviv ha inviato un gruppo di cacciabombardieri sopra i cieli della striscia di Gaza, avendo come obiettivi un campo di addestramento, alcuni magazzini che contenevano armi ed un numero imprecisato di tunnel che servivano per l’infiltrazione di gruppi clandestini in territorio israeliano. Secondo fonti palestinesi le operazioni di bombardamento avrebbero causato importanti “danni collaterali”, come l’uccisione di un ragazzino e numerosi feriti tra la popolazione civile. Sempre secondo le stesse fonti, poi, i raid aerei israeliani avrebbero coinvolto il campo profughi di Nuseirat.
La reazione di Hamas, all’alba di venerdì, ha visto il lancio di numerosi razzi, partiti da Gaza, che hanno raggiunto la regione del Negev e costretto gli abitanti di Ashqelon, Ashdod, Sderot e Be’er Sheva a trovare riparo nei rifugi. Ma la città di Ashodod è quella che ha avuto la peggio, colpita da almeno 12 razzi. Sei feriti, di cui uno grave, ed ingenti danni materiali.
“Se Hamas vuole una escalation pagherà un prezzo alto”, sono state le parole del generale Yoav Mordehai, portavoce dell’IDF (Israeli Defence Force), l’esercito israeliano, non escludendo la possibilità di un’operazione di terra. Ed intanto l’allerta delle forze di sicurezza ha coinvolto tutto il Paese: a Gerusalemme l’accesso alla Spianata delle Moschee è stato limitato per i fedeli musulmani, con la polizia schierata per far fronte ad eventuali manifestazioni, posti di blocco sono stati allestiti su quasi tutte le strade e la presenza dei militari è stata rafforzata ovunque. La caccia agli attentatori di Eilat è ancora aperta. Uno degli uomini del commando, tuttavia, potrebbe essere il kamikaze fattosi esplodere in Egitto, vicino al confine con Gaza, provocando la morte di alcuni soldati egiziani. E la tensione, con il termine l’avvicinarsi del termine delle preghiere del venerdì e del Ramadan, potrebbe salire al punto da causare una vera e propria escalation.
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