Al Qaeda punta sul bioterrorismo
Di Paolo Gallazzi il 14 agosto | ore 14 : 58 PM
Una nuova frontiera per il terrorismo internazionale. E’ il New York Times, citando fonti all’interno dell’intelligence statunitnense a rivelare i timori della Casa Bianca: Al Qaeda starebbe tentando di sintetizzare una molecola proteica, la ricina, presente in natura nei semi del Ricinus communis (dai quali si estrae anche il famigerato olio), un potentissimo inibitore della sintesi proteica a livello ribosomiale. Tradotto in parole povere un veleno rapido e letale.
Secondo gli analisti alcune cellule dell’organizzazione terroristica avrebbero da qualche tempo iniziato a far filtrare in una zona dello Yemen al di fuori del controllo governativo, la provincia di Shabwa per l’esattezza, notevoli quantità di semi di ricino. Dato che difficilmente Al Qaeda potrebbe rivelarsi interessata alla produzione di purganti, gli esperti si sono trovati concordi nell’affermare che una svolta verso il bioterrorismo rappresenti un pericolo reale.
Il clima caldo e secco dello Yemen, fortunatamente, oppone serie difficoltà nella trasformazione della sostanza estratta dai semi in arma biologica, tuttavia non è detto che Al Qaeda non disponga della tecnologia elementare per ovviare al problema. Se così fosse la tossina potrebbe in piccoli ordigni esplosivi che, una volta detonati, disperderebbero le microparticelle nell’aria con potenzialità enormi in termine di vittime (la dose letale per l’uomo è pari a 0,2 milligrammi inalati).
Il rischio di attentati con armi “alla ricina” è però molto basso. Questo perché la tossina è particolarmente instabile e tende a deteriorarsi molto facilmente se esposta ad alte temperature (come quelle della penisola arabica). Tuttavia i dati raccolti dalle agenzie di intelligence mostrano un quadro preoccupante agli occhi degli esperti di anti-terrorismo. Il rafforzamento delle cellule yemenite si è reso ormai evidente. Lo Yemen, a causa di un governo che non è in grado di tenere sotto controllo vaste aree di territorio in mano a tribù che sostengono e proteggono i membri di Al Qaeda, si è dimostrato un terreno estremamente fertile nel quale fare attecchire l’organizzazione terroristica. Grazie alla relativa tranquillità nel quale operare, alla collaborazione con le cellule somale ed all’efficace proselitismo dell’imam yemenita Anwar Al Awlaki, che riesce a reclutare numerosi connazionali che vivono in occidente attraverso internet, Al Qaeda potrebbe risvegliarsi dal torpore nel quale era caduta da dieci anni. Paradossalmente, anzi, la morte di Osama bin Laden, con la relativa ricerca di un successore, potrebbe aver instillato nuova linfa vitale nell’organizzazione e risvegliato nuove ambizioni negli animi dei suoi successori.
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Franco Marta, 9 meses fa
Fintanto che gli occidentali, USA in primis, non capiranno che, per sconfiggere il terrorismo internazionale, dovranno trovare il coraggio di “tacitare” l’Iran, la Siria, il Pakistan e tutti i coloro che organizzano, sovvenzionano, incoraggiano ed armano le bande del terrorismo islamico, il pericolo di una catastrofe, provocata dai centri del terrorismo islamico, sarà una realtà ineludibile. Ma segni poco convincenti giungono, in proposito da USA, UE ed Occidente in complesso……….