Abbiamo ancora bisogno di Stato

Di Stefano Catone il 9 gennaio | ore 20 : 35 PM


Mi riesce difficile catalogare l’operazione a Cortina come operazione da “Stato di polizia”, per diversi motivi che possono essere fatti risalire al motivo cardine: pagare le tasse fa parte del patto sociale, chi non le paga è da punire. Ma è proprio su questo punto, quello del patto sociale, che bisogna soffermarsi. Perché se è vero che l’evasore fiscale mette le mani nelle tasche dei contribuenti è anche vero che un patto, solitamente, viene stipulato tra due o più soggetti.

Nel caso in esame, si usa spesso individuare i cittadini da una parte e lo Stato dall’altro. È una distinzione che compie anche Pierluigi Battista, oggi, sul Corriere. È una distinzione che, però, non convince, perché tende a semplificare e a individuare nel fantomatico – e cattivo – Stato l’origine di tutti i mali. “È la sconfitta di una visione liberale dello Stato e del Fisco, secondo la quale prima viene la persona, l’individuo e poi viene lo Stato. Si impone invece una visione distorta secondo cui lo Stato è un prius, mentre il benessere degli individui diventa qualcosa di cui sospettare”, scrive Battista. Ecco, non è proprio così. È troppo facile e troppo comodo contrappore cittadini e Stato. La realtà dei fatti è un’altra: la spesa pubblica improduttiva e ingiustificata non diventa polvere, ma finanzia quella parte di cittadini che vive sulle spalle di chi, invece, lavora e paga le tasse. La distinzione tra pubblico e privato salta, perché la spesa improduttiva non viene gonfiata solamente da “chi assume o viene assunto per ragioni clientelari” ma anche da una serie di soggetti privati.

È indicativo, in questo senso, che Paolo Buzzetti, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili, dichiari al termine di un’intervista rilasciata alla Stampa: “Si fanno troppe assegnazioni senza gara o in house e occorrerebbe aprire di più il mercato dei servizi pubblici locali o dei grandi concessionari. Con Autostrade abbiamo avviato un positivo discorso in questo senso”. Fine dell’intervista in autostrada.

Ciò che emerge non è esclusivamente la necessità di “ridurre il peso dello Stato”, mettere lo “Stato” in un angolo, come sembra suggerire Battista. Ciò che emerge è la necessità di farlo funzionare, questo benedetto Stato, che paga in ritardo, che si serve di un ente il quale, alle volte, commina delle sanzioni del tutto sproporzionate, che non riesce a far funzionare un’Agenzia delle Uscite. Nella sua mappa di oggi, Ilvo Diamanti cerca di cogliere, sulla base del 14° sondaggio Demos-la Repubblica, i sentimenti prevalenti nel Paese. A fronte della continuazione del trend discendente riguardante la fiducia nelle istituzioni del Paese, il crollo di fiducia nei confronti dell’Unione Europea e il calo di fiducia rispetto alla Chiesa, solo un dato sembra essere, paradossalmente, in controtendenza: l’orientamento al pubblico. Aumenta la soddisfazione rispetto ai servizi di assistenza sanitaria e scolastico pubblici. Diminuisce la soddisfazione nei confronti degli stessi settori, ma privati. “Emerge, nel complesso, una diffusa resistenza alla ‘privatizzazione’ dei servizi, all’individualizzazione dei riferimenti di valore e degli stili di comportamento, all’affermarsi di logiche finanziarie e di mercato in ogni sfera della vita: a livello pubblico e privato. Sfiducia politica e partecipazione, dunque, coesistono presso le componenti sociali più vulnerabili. I ceti periferici, ma soprattutto i giovani, che manifestano incertezza e paura verso il presente, oltre che verso il futuro. E reagiscono insieme”.

Viceversa

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