9/11: fu guerra, ma non di civiltà
Di Ennio Emanuele Piano il 11 settembre | ore 13 : 11 PM
Quanta rabbia, l’11 settembre. Una rabbia che deriva dalla profonda ferita che tutti (o quasi) sentimmo per il colpo stragista arrecato a uomini e donne qualunque in una giornata (allora) qualunque, in un luogo non qualunque, nella capitale culturale di un mondo postculturale e globalizzato. Subito dopo la rabbia, venne l’orgoglio. L’orgoglio di essere occidentali, di essere i “padroni del mondo”, di rappresentare il punto più alto dello sviluppo (nel senso di ex viluppo, dell’essersi slegati, liberati dal giogo dell’oppressione e dell’arretratezza della società premoderna e di quella totalitaria) mai raggiunto dall’essere umano. Fu forte, davanti al televisore, con la mano innanzi alla bocca spalancata e gli occhi sbarrati, l’istinto nel gridare che questa guerra era una guerra di civiltà, “Huntington aveva ragione” disse qualcuno (più d’uno) che evidentemente di quel libro aveva letto esclusivamente il titolo. Ma quella che certamente fu un’azione di guerra, non fu di Civiltà, soprattutto non fu tra Civiltà: fu la guerra dichiarata da un gruppo terroristico d’ispirazione islamica contro l’ateismo, il materialismo, l’individualismo, il liberalismo di un mondo che Bin Laden ed i suoi vedevano come la realizzazione dell’inferno in terra.
Come può la teoria della guerra di Civiltà spiegare il Nazismo? Come il Comunismo? Sono ideologie nate entrambe nel cuore della civiltà continentale europea, la Germania. Come può la teoria dello scontro delle Civiltà spiegare l’esistenza di un Tarek Heggy, un egiziano liberale, di Suad Sbai, la coraggiosa parlamentare italiana che si batte per i diritti delle italo-marocchine? Non può, perché le Civiltà, quei monoliti mai esistiti ed irrealizzabili tratteggiati da Huntington, non esistono. Esistono culture, ed all’interno di queste esistono “fazioni” diverse, tendenzialmente in lotta per avere la meglio l’una sull’altra. Purtroppo, per un accidente della storia, mentre in Europa la fazione liberale e democratica s’affermava (dopo, però, lo spargimento del sangue di sei milioni di ebrei e di altri milioni di europei), nel mondo islamico andava imponendosi un pensiero illiberale e omicida, intransigente verso ogni deviazione (“apostata!”), in fin dei conti disumano. L’undici settembre viene dritto dritto da lì, non da Maometto, non dal Saladino e nemmeno da Solimano il magnifico. No, viene dall’insediarsi nella Penisola Arabica della dinastia Saud, portatrice di una versione dell’islam “purista” ma nata in realtà in piena modernità, anzi, come reazione a quella modernità che aveva visto il mondo islamico affondare nell’immobilismo mentre i “barbari” (noi) avanzavamo. Nasce nel contagio adoperato dal nazifascismo nel mondo arabo, con la creazione del partito Baathista che sarà di Saddam Hussein e di Bashar al Assad, nasce dal terzomondismo fasullo e ipocrita dell’Unione Sovietica che dopo aver cantato le lodi del progresso faceva “culo e camicia” con (l’ex?) filo-nazista Nasser. Ma una piccola parte di responsabilità è anche nostra. Nostra nel senso del Mondo Libero, dei Paesi della Nato, che per cinquant’anni mai hanno mosso un dito per sostenere le opposizioni democratiche dei Paesi islamici, ché fare gli affari coi dittatori conveniva, perché, si sa, “sono più stabili”. Ecco, per mezzo secolo la stabilità è stata la cosa più importante, ed invece di bombardare il mondo islamico con le traduzioni in arabo (o qualsiasi altro idioma) di John Lock, Stuart Mill, Tocqueville, Hayek, e tutti gli autori che hanno dato al nostro modo di vivere un senso ed una ragione, abbiamo lasciato centinaia di milioni di persone a scolarsi la propaganda dei loro regimi di diretta derivazione nazicomunista. Poi però, d’un tratto, l’assioma “fai affari coi dittatori e avrai la stabilità” è crollato, e con lui il World Trade Center: g dopo quel giorno, in molti negli Stati Uniti hanno capito che, essendo la maggiore potenza del globo, avevano anche (e qui cito il newyorkese zio del newyorkese Spiderman) la maggiore responsabilità del globo: sostenere e diffondere la democrazia e la Libertà in ogni angolo del Pianeta, plasmare il mondo secondo i propri ideali perché universalmente giusti.
Con questo non intendo in alcun modo accusare le vittime, il contrario, i colpevoli hanno nomi e cognomi, hanno scelto di essere dei massacratori d’innocenti, nessuno li ha costretti. Dico solo che combattere le ideologie illiberali, forse, avrebbe impedito l’11 settembre. Gli americani lo hanno capito, noi no.
Da dieci anni a questa parte il mondo ha visto molte guerre, ma ha potuto anche festeggiare la cacciata di un dittatore macellaio e di un gruppo di fanatici che si dilettavano nell’imporre “un medioevo sostenibile” (secondo la putrida e infingarda definizione di quella grande penna che serve la mente deviata di Massimo Fini) -un medioevo imposto con i poco medievali Kalashnikov.
Una cosa è certa, c’è ancora molto da fare per rendere questo mondo imperfetto un poco migliore, come sostenere la primavere araba e l’opposizione iraniana, per iniziare. Ma dobbiamo ricordare perché lo facciamo, per onorare il ricordo i martiri del 9/11, testimoni della causa della Libertà.
Related Posts
-
23 February at 18 : 31 PM 0
Il futuro poco roseo dell'economia cinese









Gianni Pardo, 8 meses fa
Caro Piano,
ho il piacere di dissentire su molte delle sue affermazioni. Parlo di piacere perché, in un mondo in cui ci si occupa di escort, ruberie, calunnie e gossip, parlare di qualcosa di serio, anche se si è in disaccordo, è un piacere.
Lei comincia affermando che l’11/9 è stata “la guerra dichiarata da un gruppo terroristico d’ispirazione islamica contro l’ateismo, il materialismo, l’individualismo, il liberalismo di un mondo che Bin Laden ed i suoi vedevano come la realizzazione dell’inferno in terra”. Potrei essere d’accordo, purché lei concordi che ha usato la parola “guerra” perché non ne ha trovato una migliore. Tutta l’operazione, dal lato occidentale, ha avuto lo scopo “bellico” di prevenire ulteriori attacchi e quello “poliziesco” di punire i colpevoli. Non molto di più. Una guerra è stata quella dell’Afghanistan ed anche quella dell’Iraq. Se poi lei le fa rientrare nella “guerra dell’11/9” potremmo essere d’accordo che sia stata una guerra: ma è una guerra americana, non islamica.
È ovvio che le civiltà non sono dei monoliti, ma uno scontro è possibile anche fra non-monoliti. E comunque, se è vero che il terrorismo è opera di alcuni fanatici, l’approvazione dei risultati del terrorismo, e in particolare l’11/9, è pericolosamente unanime, con poche eccezioni. Non dimentichi che dopo l’attentato le folle sono scese in piazza a festeggiare. E non dimentichi neppure che le condanne del terrorismo sono sempre state rare e timide. Il mondo islamico, a livello popolare, odia l’occidente e sostiene, in cuor suo, i terroristi. In questo senso sì, è una guerra di civiltà. Del resto, i palestinesi e gli altri arabi non sognano forse di uccidere tutti gli israeliani? Lei questa la chiama una scaramuccia sostenuta da alcuni, pochi, fanatici? Eppure il progetto è sostenuto dalla Umma, quanto meno a parole. Ma le parole rispecchiano i sentimenti, in questo caso.
Se non apprezzassi chi, nel mondo arabo, si dissocia da questa barbarie, sarei razzista. Ma sarei sciocco se lo considerassi non dico la maggioranza, ma neppure la minoranza: infatti si tratta solo di eccezioni.
Sono anche in disaccordo con la sua affermazione secondo cui “mentre in Europa la fazione liberale e democratica s’affermava (dopo, però, lo spargimento del sangue di sei milioni di ebrei e di altri milioni di europei), nel mondo islamico andava imponendosi un pensiero illiberale e omicida, intransigente verso ogni deviazione (“apostata!”), in fin dei conti disumano”… Mentre è vero che il fanatismo islamico è recente, i valori europei risalgono quanto meno alla Rivoluzione Francese.
Il Mondo Libero non ha sostenuto le opposizioni democratiche dei Paesi islamici, dice lei. Neanche le opposizioni, lì, sono democratiche. Infatti, cambiato l’uomo forte, ne nasce un altro, e la democrazia è per ridere, come in Iran. Lei sembra vittima, come gli americani, del pregiudizio, che “non si può non amare la libertà”, “non si può non amare la democrazia”. E invece sì, si possono non amare.
Quanto a tradurre opere importanti della nostra civiltà, lei dimentica che gli arabi non leggono, soprattutto opere occidentali. Pare che in tutto il mondo arabo si traducano meno libri che nella sola piccola Grecia. Mentre la propaganda con cu ubriacano le folle, di cui lei parla, è propaganda orale, appunto.
“combattere le ideologie illiberali, forse, avrebbe impedito l’11 settembre. Gli americani lo hanno capito, noi no.” Quanto mi piacerebbe essere ottimista come lei.
Lei poi è ottimista sulla “primavera araba”. Mi consente di chiederle di aspettare e vedere i risultati finali? In Egitto, per cominciare, non è cambiato assolutamente niente. Ma, ripeto, aspettiamo.
Ennio Emanuele Piano, 8 meses fa
Gentile prof. Pardo, anche per me è un piacere disquisire con lei. Ma veniamo al dunque:
1 l’atto dell’11 settembre, attaccare cittadini inermi, obiettivi non militari, fu una dichiarazione di guerra vera e propria. Gli USA furono costretti, per impedire nuovi attacchi, ad impegnarsi subito in Afghanistan, ed è quella la guerra cominciata l’11 settembre, la celebre Guerra al Terrore, che per oggetto aveva la distruzione delle minaccia Al-Qaeda e del regime talebano suo alleato.
Quella in Iraq fu guerra di tutt’altra pasta: l’America, nel 1998, aveva fatto del rovesciamento di Saddam Hussein la propria politica ufficiale (Iraq Freedom act, firmato da Clinton), ma l’opposizione di nazioni come la Russia e la Francia avevano sempre impedito che si intervenisse militarmente (per questo Clinton era stato costretto per tre volte a sganciare qualche bomba d’avvertimento). Nel 2003 Bush Jr decise, in coerenza con la propria (?) dottrina -che reputo tuttora la più adatta- di attaccare un regime che: non collaborava con gli ispettori ONU nella ricerca di armi di distruzione di massa; che aveva fatto uso delle stesse armi in almeno due contesti (guerra contro l’Iran, bombardamenti delle province sciite presso Tigri ed Eufrate); che sosteneva politicamente e finanziariamente il terrorismo palestinese; che aveva concesso a gruppi terroristici di insediarsi in Iraq (campo di addestramento di Al Qaeda e rifugio sicuro per il MEK).
Il resto lo sappiamo ma, tra alti e bassi, oggi l’Iraq è il Paese più stabile del MO arabo.
2 lo scontro di civiltà: il problema non è se siano o meno monoliti, ma se esistano e -se sì- cosa siano. E’ poi piuttosto difficile che due entità tanto intangibili si facciano la guerra, di certo poi non è l’Islam che fa la guerra alla Cristianità. Sono musulmani che fanno la guerra all’ateismo, al materialismo eccetera, per loro stessa ammissione. Gesù non c’entra nulla con l’11 settembre. Che l’Islam, o meglio l’insieme dei musulmani, abbia(no) un problema è certo. Il problema è la carenza di apertura culturale causata da secoli di regimi oscurantisti, ed è proprio per questo che noi, in quanto mondo libero, dovremmo impegnarci affinché la cultura liberale non rimanga nostra esclusiva ma circoli per il mondo. Di certo questo non potrà accadere in Paesi dove la stampa dei libri è soggetta a censura, quindi dovremmo pensare noi a tradurli e farli “piovere” sulle masse arabo-musulmane. Se non lo facciamo perché non succederà mai, be’, non succederà mai!
3 Quello delle opposizioni democratiche è un problema complicato: conosco personalmente arabi-musulmani sinceramente liberali, dunque esistono. Sono una forza capace di creare consenso? no. Perché? perché i regimi li perseguitano! Queste opposizioni non cresceranno mai se saranno schiacciate dai tiranni, sarebbe compito dell’ONU aiutarle, ma lei sa (ci scrisse pure un bel pezzo) cosa sia diventato l’ONU, dunque sono i Paesi della NATO, che ne hanno tutto l’interesse, a doverle foraggiare e proteggere in tutti i modi, ché è nel loro interesse (strategico come economico).
4 “Lei sembra vittima, come gli americani, del pregiudizio, che “non si può non amare la libertà”, “non si può non amare la democrazia”. E invece sì, si possono non amare.”
Purtroppo no, sono un “cinico idealista”, che potrebbe sembrare una contraddizione in termini, ma non lo è: vorrei vivere in un mondo migliore, penso che sia possibile, ma il mio approccio alla realtà è empirista e so che non tutti amano la democrazia, e non solo nel mondo islamico: Cardini non è musulmano, è cristiano; Canfora né l’una né l’altra cosa, è stalinista; Buttafuoco nessuna delle tre, semplicemente fascista. Oggi fortunatamente queste correnti di pensiero sono minoranza in europa, ma in un passato non troppo lontano erano egemoni. Perché i tedeschi, “volenterosi carnefici” fino a settant’anni fa sono potuti divenire democratici e liberali e gli arabi, che di certo non hanno massacrato dieci milioni di innocenti in quattro anni, no? La tesi che lei dice esserla mia è quella del professor Fukuyama, e fa acqua da tutte le parti. Più modestamente la penso come il professor Bob Kagan (Il ritorno della storia e la fine dei sogni, mondadori), ovvero che non c’è alcun motivo per credere che la democrazia si diffonda da sé, così come non c’é motivo per non fare in modo che le forze democratiche, dalla Cina all’Iran, prendano il sopravvento (è già successo, dall’Italia all’Indonesia, più e più volte).
5 Sulla rivoluzione francese, spero proprio che le primavere arabe non sfocino in qualcosa di simile! Centinaia di migliaia di morti, velleità egemoniche su un continente, cancellazione della cultura pregressa, violenza come mezzo per imporre una fazione politica piuttosto che un’altra. Ad oggi le rivolte arabe sono sfociate in niente, ma mai sin oggi gli arabi erano scesi in piazza contro un tiranno e non a suo favore. E’ un buon segno, e se il domani sarà peggio di ieri, avremo perso una fantastica occasione per creare un legame positivo con le masse musulmane non fanatiche.
PS
scusi se la risposta le sembra confusa ma vado di fretta perché domani ho un esame
Gianni Pardo, 8 meses fa
Caro Piano,
abbiamo una cosa in comune: convinzioni profonde da cui non ci scostiamo molto. E dunque non posso criticarla, essendo colpevole dello stesso peccato.
Io sostengo – ma a quanto pare lei non condivide questa idea – che i fanatici islamici volevano “far male all’Occidente”, non potevano pensare di dichiarare una guerra. Semplicemente non ne avevano i mezzi. Un paragone che faccio spesso è quello con la guerra contro i pirati di Pompeo. I pirati volevano solo depredare le navi, Pompeo organizzò e condusse al successo una guerra contro di loro. Ma fu Pompeo che dichiarò guerra ai pirati, non i pirati a Roma o a Pompeo. Se lei fa esami mi consenta di chiederle di che cosa si occupa, come studioso.
L’iraq fu tutt’altra questione, dice lei. Non so se ha letto l’articolo di Friedman che ho tradotto. Secondo questo immenso competente la guerra d’Iraq fu parte della guerra contro il terrore. Io non so chi abbia ragione.
“oggi l’Iraq è il Paese più stabile del MO arabo”. Gli americani non se ne sono ancora andati. Io aspetterei, a dirlo.
L’Islàm non fa la guerra alla Cristianità, certamente. Si tratta di qualcosa che riguarda la psicologia delle masse: mentre per secoli i musulmani hanno accettato la diversità e la prosperità dell’Occidente, da qualche decennio gli è scoppiata una nevrosi da risentimento, che li rende feroci. Invece di chiedersi perché sono rimasti tanto indietro e che cosa potrebbero fare per metterci rimedio, sperano di riportare indietro noi. Ci odiano come certi poveri odiano i ricchi, senza alzarsi per andare a lavorare di lena.
Pubblicistica occidentale nei Paesi arabi. Wishful thinking. Come si dice in inglese, puoi portare i cavali all’acqua ma non puoi forzarli a bere.
Le opposizioni democratiche sono insignificanti perché i Paesi islamici mantengono la tradizione di Dario e Serse, mentre noi manteniamo – malgrado i giacobini e il Terrore – la tradizione di Atene, che finisce sempre col prevalere. La monarchia assoluta di Luigi XIV del resto era molto più civile e democratica, pur senza permettere a nessuno di votare, dell’attuale Iran. I democratici, in quei Paesi musulmani, sono fuori contesto come sarebbe da noi un adepto della dittatura.
Questo risponde alla sua domanda: perché i tedeschi son potuti diventare democratici in così poco tempo, e dopo esperienze devastanti? Perché sono europei. Perché sono occidentali. Perché anche loro sono greci.
Ennio Emanuele Piano, 8 meses fa
Più che come studioso, come studente. Studio storia alla facoltà di lettere a Siena. Ma per “diletto” ho studiato -specialmente su Bernard Lewis- la storia del mondo arabo islamico, mondo che mi spaventa ed affascina allo stesso tempo.
Tornando a noi:
1 Bin Laden era convinto, per sua stessa ammissione, che l’America opulenta sarebbe crollata dopo l’11 settembre. Non fu così, e le stesse UN condannarono l’attacco come una dichiarazione di guerra, lo stesso vale per la NATO.
2 Iraq. Forsee senza 9/11 non ci sarebbe stata Iraqi Freedom, ma ribadisco che rovesciare Saddam era politica ufficiale degli States già dal 1998. Inoltre la guerra all’Iraq aveva premesse diverse, obiettivi diversi, difficoltà diverse: a differenza che in Afghanistan il nemico era uno Stato “sovrano”, e l’obiettivo dichiarato era quello di tentare un esperimento di “ingegneria costituzionale” per costruire una democrazia nel mondo araboislamico. I risultati ottenuti sono incredibili, per un Paese uscito da quarant’anni di dittatura e funestato dalla violenza di bande di assassini fanatici.
3 il mondo islamico ha dovuto piegare la testa di fronte allo sviluppo occidentale già nel XVIII secolo, con la rincorsa russa e asburgica nel caucaso e nei balcani. Questo detto, proprio in quei secoli cominciò l’adozione dei costumi europei, l’insediamento coloniale, poi, portò alla diffusione della stampa in arabo, prima assolutamente marginale, che portò alla nascita di gruppi politici di ispirazione liberale, repubblicana, socilaista eccetera. Il problema fu cheproble vero arrivò nel novecento, con la massiccia diffusione tra le elites dell’ideologia comunista e nazifascista, e dell’insediamento in arabia saudita del Wahabismo (nato solo un secolo e mezzo prima), che divenne il maggio centro di propaganda ideologico-religiosa nel mondo islamico grazie ai proventi dei petroldollari; se alla Mecca fossero rimasti gli Husseini, oggi il MO sarebbe molto differente.
4 su Luigi XIV e Khomeini forse a ragione, ma allora il regime ottomano era molto più liberale e giusto di quello di Versailles, lo ammettevano gli stessi ambasciatori di Luigi!
5 “I democratici, in quei Paesi musulmani, sono fuori contesto come sarebbe da noi un adepto della dittatura” Be’, non era così cinquant’anni fa, magari non lo sarà neppure tra cinquanta.
6 il Wishful Thinking rimarrà tale finché non ci rimboccheremo le maniche per realizzarlo, se sulle bancarelle di Beirut ci sono solo i libri di Nasrallah, le i libanesi leggeranno solo Nasrallah; se potessero scegliere tra Nasrallah e Mill, o Tarek Heggy, forse non oggi, forse non domani, ma dopodomani un libanese lo sfoglierà. Non è forse nata così la Riforma, e con essa la libera circolazione delle idee in Europa?
7 Be’, in un certo senso sono greci anche loro: il costume di non permettere alle donne di mostrarsi in pubblico, per esempio, viene dritto dritto dall’Atene pre Periclea!