11 settembre in scala 1/12

Di Paolo Gallazzi il 29 settembre | ore 17 : 19 PM


LA NOTIZIA – Un nuovo 11 settembre, in scala molto più modesta, era nella mente di Rezwan Ferdaus, un giovane di 26 anni appassionato di aeromodelli e di terrorismo. Il suo intento: colpire il Pentagono e Capitol Hill con modellini di aerei radiocomandati imbottiti di tritolo.

L’ASPIRANTE ATTENTATORE – Ferdaus è un cittadino americano, laureato in fisica, dalla mente brillante. L’Fbi lo teneva d’occhio da un pezzo, finito tra gli “osservati speciali” a causa delle frequenti visite sul web ai siti di indottrinamento qaedaisti. Così scatta la trappola in stile “stangata” d’altri tempi. Un gruppo di agenti sotto copertura lo contatta, gli uomini si fingono affiliati di Al Qaeda disposti ad assecondare il suo progetto ed a fornirgli supporto.

IL PIANO – L’idea del giovane fisico era semplice ed economico: un attacco “suicida” di due velivoli telecomandati, un F 86 Sabre e un Phantom, seguiti dall’assalto di sei uomini armati di fucili automatici AK-47. Ma le intenzioni criminali in sé non sono sufficienti e per poter procedere con un’incriminazione è necessario raccogliere prove inequivocabili. Allora i finti terroristi gli procurano le armi necessarie affinché il piano non rimanga solo sulla carta e si dimostrano interessati alle abilità tecniche di Ferdaus, chiedendogli di fabbricare per loro alcuni meccanismi d’innesco a distanza, ricavati da telefoni cellulari, per bombe improvvisate da usare i Iraq. Quando gli agenti/terroristi gli comunicano che grazie ad un suo dispositivo tre soldati americani hanno perso la vita, commenta così: “E’ esattamente quello che volevo”.

LE POLEMICHE – La procedura messa in atto dall’Fbi non è priva di polemiche. Sono in molti a sostenere che senza l’intervento degli agenti i piani come questo sarebbe destinati a rimanere nelle menti di fanatici che non hanno alcun legame con reti terroristiche internazionali e che, di conseguenza, non diventerebbero mai dei veri terroristi senza l’“istigazione” dell’Fbi. I sostenitori di questi metodi, in ogni caso approvati ed appoggiati dal Ministero della Giustizia Usa, affermano che il fatto che siano gli agenti a fornire i mezzi per un atto terroristico non implica che l’aspirante qaedaista non possa trovarli altrove.

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